29 dicembre 2006

Immagini personalizzate...carinissime!

Messaggio "leggero" tanto per tornare a scrivere dopo un sacco di tempo. Volevo semplicemente segnalare un nuovo sito, www.imagechef.com , tramite il quale è possibile personalizzare a piacimento alcune immagini presenti sul sito. Ce ne sono moltissime, animate o meno... selezionate l'immagine, scrivete il testo da aggiungere...ed ecco bella e pronta la vostra immagine. La registrazione al sito, gratuita, permette di avere accesso ad alcuni template in più.
Che dire, potrebbe essere un'idea nuova per gli auguri di fine anno!

12 dicembre 2006

Questo nostro strano paese...

L'anno scorso fischiavano Berlusconi e i fischi erano un segno del malcontento del paese e del fallimento del governo Berlusconi.
Quest'anno i fischi a Prodi e ai sindacalisti arrivano soltanto da uno sparuto gruppo di persone ignoranti organizzate dall'opposizione.

L'anno scorso le manifestazioni di piazza erano segno evidente del fallimento del governo Berlusconi e della volontà del paese di cambiare. A quelle manifestazioni partecipavano i giovani laureandi, gli insegnanti, la parte intelligente del paese.
Adesso tutta Roma piena di gente che manifesta contro il governo Prodi è soltanto segno di democrazia, un atto dovuto da parte dell'opposizione. Ma a manifestare sono soltanto pochi ignoranti fascisti pilotati da Berlusconi.

L'Italia è davvero uno strano paese...

11 dicembre 2006

Pikipimp: divertiti con le tue foto!

Proprio oggi ho trovato un sito meraviglioso (nel senso divertente del termine) per "giocare" con le proprie foto!
pikipimp.com permette infatti di caricare una qualsiasi foto e poi aggiungere ad essa oggetti simpatici tipo occhiali da sole, cappelli da babbo natale, barba, capelli, cuffie e un sacco di altre cose...e poi di salvare la nuova foto! Divertente e carino, davvero!
Andate sul sito, premete sul pulsante "Sfoglia" e scegliete una foto dal vostro computer. Poi premete "Upload"...dopo qualche istante apparirà la vostra foto con, sulla destra, una colonna con gli oggetti. Prendetene uno e trascinatelo sopra la foto. Dopo pochi istanti, cliccando nuovamente sull'oggetto, potrete modificarne le dimensioni in modo da aggiustare il tutto. Quando avete finito potrete salvare la vostra foto o inviarla a chi volete tramite e-mail...bello no?
Buon divertimento!

07 dicembre 2006

Alternativa "leggera" all'Acrobat Reader

Siete stanchi di impiegare un sacco di tempo solo per aprire il programma che visualizza i PDF? Si, l'Acrobat Reader. All'inizio era un programma comodo e leggero...poi sono state aggiunte ogni volta un sacco di cose nuove (inutili per visualizzare la maggior parte dei PDF esistenti)...e il programma è diventato pesantissimo. Sul mio PC impiegava circa 20 secondi per aprirsi...una cosa indecente davvero!
E allora? Come si risolve la cosa? Semplice, si installa Foxit Reader! E' un programma gratuito e leggerissimo che permette di visualizzare i file PDF allo stesso modo in cui lo permette Acrobat Reader. Installatelo e provatelo...vedrete la differenza e mi ringrazierete!

30 novembre 2006

L'ignoranza di Amato

Il voto elettronico in Italia non verrà utilizzato alle prossime elezioni. Evviva, ancora una volta dimostriamo di essere uno dei paesi più legati alla preistoria tra quelli occidentali!
Le parole di Amato sono, per chi come me fa dell'informatica un mestiere, semplicemente raccapriccianti:
"Se vogliamo, questo è il trionfo degli antenati. La firma elettronica può essere truccata e taroccata: rinunciamo quindi ai benefici dell'evoluzione tecnologica e ci affidiamo al conteggio manuale, che è meno facile da taroccare"
Come dire che "siccome non capisco niente di come funziona un calcolatore, secondo me è facile taroccarlo". Bene, benissimo, complimenti vivissimi per l'ennesima dimostrazione di ignoranza dei nostri politici.
Non era bastata la famigerata legge Urbani (scritta da chi ignora completamente il funzionamento della rete), non bastavano le parole del ministro Fioroni (che propone un controllo della rete tramite filtri, come succede in Cina), adesso anche Amato (che fino a ieri stimavo più di altri) grida "torniamo indietro".
Il mondo corre, la tecnologia corre ...e l'Italia cosa fa? Rallenta? Si ferma? No, torna indietro! Che tristezza, che immensa tristezza.
In questo caso la soluzione sarebbe stata un'altra: migliorare il sistema. Se è vero che il sistema utilizzato puo' non essere sicuro, allora va migliorato, non va gettato. Non fosse altro che per rispetto dei nostri soldi, spesi per finanziare il progetto del voto elettronico alle scorse elezioni!
E invece no, tutti i soldi spesi si buttano, il progetto si ferma, il tutto va ad unirsi alle tante cattedrali nel deserto presenti in Italia.


27 novembre 2006

La coerenza della sinistra

La coerenza è sempre una cosa positiva nella politica. E sicuramente coloro che sono al Governo del nostro paese oggi sanno cosa significa essere coerenti.
L'hanno dimostrato, una volta di più, in questa faccenda del film/documentario di Deraglio.
All'indomani delle ultime elezioni la Casa delle Libertà chiese di ricontare le schede elettorali vista l'esigua differenza di voti tra i due schieramenti. Iniziarono battute, offese, qualunque cosa da coloro i quali avevano vinto tali elezioni. I vari Fassino, Prodi & Co. si affrettarono a definire questa idea solo la reazione di chi... non sapeva perdere. Il riconteggio nelle sezioni campione della Sardegna eseguito dall'On. Fontana (Forza Italia) portò ad un recupero di voti per la Casa delle Libertà tale che, a livello nazionale, una proiezione statistica riduceva a soli 2.000 voti il vantaggio della sinistra (calcolo eseguito dall'On. Nannicini (Ulivo). Nacquero alcune iniziative importanti (come "Ricontaimo") ma la magistratura non fece mai nulla e il tutto si risolse, in pratica, in un nulla di fatto (almeno sino ad oggi).
Poi Deraglio viene fuori con questo film/documentario in cui, non avendo nulla in mano (perchè basta leggere il testo della Legge per capire che i dati del Ministero sono a puro titolo informativo) inizia a proclamare ai quattro venti che la Casa Delle Libertà ha eseguito dei brogli alle ultime elezioni (certo, perchè io faccio dei brogli e poi perdo pure...come no!)...e cosa succede? Il Pubblico Ministero Salvatore Vitello e il procuratore Giovanni Ferrara aprono subito un inchiesta e, seguendo la grande coerenza che li contraddistingue, sia Prodi (tramite il suo portavoce) che Fassino dichiarano che è un dovere approfondire la faccenda, che è giusto chiarire una volta per tutte i risultati elettorali.

Ma... non avevano detto che le schede non si ricontavano perchè era la Casa delle Libertà che, semplicemente, non sapeva perdere?

Ah giusto... ma stavolta vogliono ricontare solo le schede bianche... non tutte le schede. Per COERENZA.

Certamente.

22 novembre 2006

Tutti a Montecatini Terme!

Non ci posso credere...da venerdì, per tre giorni, Montecatini Terme, la mia città, sarà al centro della vita politica nazionale. O quantomeno lo sarà per quanto riguarda una certa parte della vita politica nazionale. Sarà infatti la sede del "Convegno Nazionale Il Circolo Giovani".
Io, ovviamente, cercherò di essere presente quantomeno all'evento che più mi interessa, che più mi riempie di orgoglio: l'intervento di Gianfranco Fini, Sabato alle 12.30.
E' sempre un piacere ascoltare il leader di Alleanza Nazionale, e cerco di farlo ogni volta che ne ho l'occasione. Fu fantastico a Roma, anni fa, quando arrivammo in Piazza San Giovanni ad ascoltarlo. Fu bello quando venne a Montecatini Terme e parlò in Piazza del Popolo. Sarà bello anche questa volta. In questo momento in cui tutto sembra perduto, in cui si capisce che questi qua, nonostante la loro manifesta incapacità di fare da guida a questo paese, non se ne andranno almeno per due anni e mezzo (tempo necessario ad assicurarsi la pensione), ascoltare quell'uomo già so che mi farà uscire dal Palamadigan con un sorriso di soddisfazione e di speranza sul viso. Già lo so. E non vedo l'ora.

17 novembre 2006

Google, Yahoo e Microsoft si accordano per le Sitemap

Webmaster di tutto il mondo gioite! Finalmente i tre grandi rappresentanti dei motori di ricerca (Google, Yahoo e Microsoft) hanno firmato un accordo per supportare un solo protocollo unificato per la definizione delle sitemap che i webmaster possono utilizzare in modo da rendere più agevole e corretta l'indicizzazione dei propri siti. Il Live Search Blog di Microsoft, lo Yahoo! Search Blog, e il Webmaster Central Blog di Google hanno pubblicato annunci su questo accordo, sottolineando il fatto che il sito di riferimento per tutte le specifiche del protocollo sarà sitemaps.org. Inoltre il protocollo è stato rilasciato sotto la licenza Creative Commons e gli altri motori di ricerca sono stati invitati ad utilizzarlo.
Finalmente avremo un metodo unico per assicurarci una corretta indicizzazione dei nostri siti. Incredibile ma vero, a volte i grandi non si fanno concorrenza ma lavorano insieme per il bene (profitto) comune!

14 novembre 2006

Investimenti con rendite fino al 1800% !

Avete dei soldi da investire? State per caso pensando di comprare una casa, seguendo il vecchio adagio "il mattone è sempre il mattone"? Bene, dimenticatevelo. State sbagliando tutto. C'è un modo per investire i vostri soldi che può farvi guadagnare anche fino a 180 volte del vostro capitale iniziale! Ci sono persone che hanno investito, per esempio, 16.000 euro per ottenere un ricavo di... quasi tre milioni di euro!

Chi sono questi geni della finanza? Uno di essi è Fatuzzo Carlo, radiotelegrafista. Qualche anno fa fondò il Partito Dei Pensionati: alle ultime europee il partito ha investito appunto 16.000 euro ricevendo, come rimborso spese, una cifra quasi 180 volte più alta di essa, ossia quasi tre milioni di euro.

Questo ovviamente è il caso più eclatante, che ha reso il Partito dei Pensionati il più redditizio del mondo, ma tutti i partiti sono sullo stesso livello. I Democratici di Sinistra, per esempio, hanno dichiarato spese per 10 milioni di euro e ricevuto un rimborso di 80 milioni di euro, Forza Italia (per par condicio vedo di citare un po' tutti) ha dichiarato 32 milioni di euro e ricevuto una cifra di poco superiore ai cinquanta milioni di euro, Rifondazione Comunista ha incassato 13 volte più di quanto ha speso, la Fiamma Tricolore 81 volte, Alessandra Mussolini sei volte di più.

Insomma avete capito: se state pensando di investire del denaro pensateci bene prima di comprare una casa. E ricordatevi che per fondare un partito è sufficiente raccogliere un po' di firme e scrivere un programma di partito...non dovrebbe essere difficile trovare un po' di persone disposte ad investire un po' di soldi per un sicuro ricavo.

Tralasciando il tono scherzoso utilizzato (ovviamente) sino ad ora mi viene una riflessione: facendo un totale dei soldi investiti (o almeno dichiarati) e di quelli ottenuti come rimborso si ottiene un guadagno di circa 120 milioni di euro. Ora, dico io, perchè questi geni pensano ad aumentare il costo del ticket sanitario, ad aumentare la tassa sulla casa o ad aumentare il costo delle sigarette e non pensano MAI a ridurre questi soldi che LORO si intascano? Lo so, questa è soltanto retorica fine a se stessa, è forse troppo facile dire "i politici rubano" e sono io il primo a sostenere che i politici devono guadagnare più di chiunque altro per, in teoria, proteggerli da facili corruzioni ma... quando leggo dati come questi, davvero non riesco ad evitare di pensar male.

Una volta di più, consentitemelo, è da coglioni dare il voto a chi promette sin da subito di aumentare le tasse e va a dire in giro "serve un sacrificio da parte di tutti per risanare il paese". Ma chi vogliono prendere in giro? Che senso ha dare il voto a persone di questo stampo? Non ha forse più senso darlo a chi forse ruba allo stesso modo ma, almeno, non ci aumenta le tasse?

Giuro, non capirò MAI il motivo per cui chi ha vinto le ultime elezioni lo ha fatto dicendo "votate per noi, vi promettiamo cinque anni di sacrifici per VOI e cinque anni di guadagni per NOI". Non lo capirò MAI.

Le cifre riportate in questo messaggio provengono, per la maggior parte, da questo articolo del Corriere Della sera.

10 novembre 2006

Le torri gemelle: il complotto

So che l'11 Settembre è lontano, e che ormai si è detto tutto (soprattutto in occasione del quinto anniversario)...ma da una discussione nata oggi tra me ed alcuni colleghi mi è venuta l'idea di fare un po' di ricerche su internet...e dopo nemmeno 5 minuti ho trovato uno dei siti più completi e documentati sulla storia del "complotto" (grazie Google!). E la cosa importante è che questo sito è completamente in italiano.
Quello che viene fatto su questo sito (aggiornato continuamente) è studiare oggettivamente tutte le ipotesi del complotto e, ricercando documentazione ed analizzandone obiettivamente i risultati, cercare di dimostrare se davvero alcune di queste ipotesi possano davvero essere realistiche. Bene, fino ad oggi (e sono passati cinque anni), nessuna delle "ipotesi di complotto" è risultata confermata dalle indagini sostenute dai collaboratori del sito. Andate a farci un giro, resterete meravigliati quanto me dalla qualità e dalla profondità delle loro indagini.
Il sito è "Undicisettembre": http://undicisettembre.blogspot.com. Sulla destra, appena entrate, c'è un link all'indice completo delle indagini sino ad ora eseguite: è lì che dovete andare se è la prima volta che lo visitate ( http://www.attivissimo.net/11settembre/index.htm ). Riporto comunque qui di seguito i risultati "in sintesi" di alcune delle indagini. Tutte queste risposte provengono da studi approfonditi che è possibile consultare sul sito:

I dirottatori sono in realtà ancora vivi. Perché le omonimie non possono capitare.

Le telefonate provenienti dagli aerei dirottati sono false, perché i cellulari non funzionano sugli aerei. Infatti tutte, tranne due, sono state fatte usando i telefoni di bordo, non i cellulari.

Non c'è nulla che prova legami fra i dirottatori identificati dalla versione ufficiale e bin Laden: a parte questo video (link sul sito) nel quale sono ritratti insieme.

I sondaggi della Zogby dicono che molti americani credono al complotto. Ma quali sono le domande effettivamente fatte dai sondaggi? E come mai c'è un calo di "credenti" rispetto al 2004?

I voli dirottati hanno una sincronizzazione straordinaria che dimostra una regia esterna. A patto, s'intende, di ignorare la cronologia ottenuta dalle scatole nere e dalle registrazioni dei controllori di volo.

I Boeing sono stati sabotati, perché è impossibile spegnere il transponder in volo. Bisogna infatti addirittura raggiungere una manopola sul cruscotto davanti ai piloti e girarla su OFF.

I danni interni al Pentagono sono uguali a quelli dell'attentato-bomba al WTC del 1993, quindi al Pentagono è esplosa una bomba o la testata di un missile. A parte le numerosissime differenze, sono davvero uguali.

Non ci sono indizi fotografici della presenza di un aereo di grandi dimensioni al Pentagono. A parte le tracce che ha lasciato, s'intende.

L'"effetto suolo" avrebbe reso impossibile il volo radente con un aereo di linea. In realtà l'effetto suolo agevola la manovra, ma facciamo finta di niente.

E altre, altre ancora. Qualunque sia la vostra opinione sull'11 Settembre, una visita attenta a questo sito credo sia, quantomeno, interessante.

06 novembre 2006

Governo Prodi: un breve messaggio a chi l'ha voluto


- ti e' stata reintrodotta la tassa di successione
- ti hanno aumentato dal 12,5% al 20% la tassa sui BOT e fondi d'investimento
- ti hanno fatto credere che le tasse le pagano solo i ricchi,col 43% oltre i 75.000 euro,ma hanno abbassato a 15.000 `l'aliquota del 23% (con Berlusconi era a 26.000) e i ceti bassi (non quelli medi) pagheranno piu´ tasse
- ti hanno messo le mani sul TFR che andra in buona parte all'INPS (li rivedrai mai quei soldi?)
- ti hanno detto di essere pacifisti e mandano i soldati in Libano (e i giornali non ne parlano)
- ti aumenteranno gli estimi catastali e pagherai un ICI molto ma molto piu´ elevata
- ti hanno detto che ridurranno le spese dei ministeri, ma questo questo governo ha fatto il record di poltrone assegnate ai loro sottosegretari e portaborse
- vieteranno l'alcool ai minorenni che pero´ saranno liberi di drogarsi
- al primo cenno di satira su Prodi hanno messo il bavaglio a Raidue
- ti hanno aumentato l'accisa sul gasolio, e pagherai di piu´ il pieno
- faranno chiudere un commerciante che non emette uno scontrino per evasione, ma nulla faranno contro quei professori che danno ripetizioni agli studenti in nero
- le agenzie di rating hanno gia´ bocciato questa finanziaria
- quando andrai al pronto soccorso pagherai 36 euro e se devi fare della diagnostica te ne spilleranno altri 18 (e questo pesa sui piu´ deboli non sui piu´ ricchi)
- si fingono liberali ma vogliono statalizzare la Telecom

...quelli di prima non erano meglio ma...

se avevi una maglietta o una spilla con la scritta "Io sono un coglione", tirala fuori dal cassetto perchè è arrivato il momento di indossarla di nuovo...




03 novembre 2006

Du iu spik inglisc?

Forse un giorno arriveremo anche a questo...un giorno forse diranno agli studenti "non importa come scrivete, ciò che conta è il concetto". Si perchè in Inghilterra qualcosa di incomprensibile (secondo me almeno) è successo: l'"Oxford Cambridge and RSA Examination Board", organismo che stabilisce le regole per gli esami scolastici inglesi, ha stabilito che agli studenti britannici sarà consentito utilizzare lo slang degli sms anche nei compiti in classe. Infatti secondo questi geni della lingua, non conta "come" si scrive ma "cosa" si scrive. Andatelo a dire a Shakespeare per favore. Ditegli che avrebbe risparmiato molto inchiostro se invece di "to be or not to be" avesse scritto "2b or nt 2b"...e magari aggiungete anche che tutte le sue opere le puo' tranquillamente buttare dalla finestra...perchè tanto non è il linguaggio che le rende belle, è il contenuto.
Spero solo che, per una volta, l'Italia non seguirà come una pecora quello che fanno gli altri paesi... già oggi non sopporto veder scritto in un SMS o su un forum la parola "perkè" al posto di "perchè"...figuriamoci se un giorno mio figlio comincerà a scriverlo nei temi in classe!

30 ottobre 2006

Blatter...ma falla finita!!!

Ma il signor Blatter ("signor"...forse è una parola grossa) l'ha capito che la carica che riveste non gli consente di fare certe dichiarazioni? Cosa gli abbiamo fatto noi italiani? Adesso è venuto fuori con la più grande delle castronerie...secondo lui l'Italia sarebbe uscita dal mondiale senza quel rigore contro l'Australia. Rigore che non c'era, ok. Ma chi glielo dice a questo tizio che eravamo sul pareggio e che quindi non è scritto da nessuna parte che senza quel rigore noi saremmo usciti? Leggete un po' cosa ha detto...e rabbrividiamo insieme:

«Gli arbitri non erano al meglio, sono d’accordo con i tifosi australiani e mi devo scusare con loro. Quel rigore è stato uno sbaglio. L’Australia avrebbe dovuto logicamente passare ai quarti di finale al posto dell’Italia perché andando ai supplementari voi avreste giocato mezz’ora con un uomo in più».

Ma che logica è questa?!?!?!?! Ma dove vive?!?!? E poi, un minimo di rispetto per chi ha vinto, MERITATAMENTE, il mondiale?

...e io che ancora speravo nelle sue scuse per non averci premiato al mondiale...

27 ottobre 2006

Il modo peggiore per vendere qualcosa

Non potevamo crederci oggi durante la pausa pranzo. Io e i miei colleghi stavamo parlando del più e del meno quando abbiamo visto un gruppo di persone che guardavano un piccolo cartello... ne mettono spesso di cartelli lì, per affittare case, vendere moto, auto e altro... ma quel cartello... quel cartello doveva avere qualcosa di strano. Allora mi avvicino... lo leggo e mi accorgo che... NON CAPISCO NIENTE! Scatto una foto e torno al tavolo...insomma... per 15 minuti NESSUNO (ed eravamo in 8) ha capito che cosa volesse vendere chi ha messo questo cartello! Poi alla fine uno di noi l'ha capito... intanto guardate il cartello...poi sotto ve lo dico...


Cosa voleva vendere? Una Peugeot 106 modello Opel del 1998!!!! Ora dico io....come si fa??? Come puo' pensare di venderla!?!?!?!??!

26 ottobre 2006

Un volto su Marte? No, sulla terra!

Vi ricordate il famosissimo volto che si diceva fosse scolpito sul pianeta Marte? Se non ve la ricordate, è quella nella foto qui sotto. In pratica alcune formazioni rocciose su Marte, se viste dall'alto, vanno a formare un qualcosa di simile ad un volto umano.
Ma la scoperta che è stata fatta tramite Google Maps, è ancora più incredibile secondo me. Nelle montagne tra Calgary e il Montana è stato individuata una zona in cui si puo' tranquillamente riconoscere il profilo di un native american, con tanto di occhi, bocca, orecchie e persino i capelli in bella evidenza! Certo, di sicuro non vuol dire nulla, è solo uno dei "giochi" che la natura si diverte a fare...ma la somiglianza è davvero incredibile!

Per esplorare meglio la zona, andate su Google Maps cliccando qui

24 ottobre 2006

Le 12 regole d'oro della posta elettronica

In Italia vengono spediti ogni giorno più di 200 milioni di messaggi di posta elettronica. Molte persone scrivono le e-mail senza minimamente preoccuparsi del fatto che, come nella posta tradizionale, anche nella posta elettronica ci sono delle regole da seguire. Regole che possono aiutarci a non commettere errori o a rendere il nostro messaggio più fruibile dalla persona che lo riceve.

Ecco qui di seguito le 12 regole d'oro della posta elettronica:

  1. NON SCRIVERE MAI TUTTO MAIUSCOLO. E' COME URLARE. DAVVERO!

  2. Fai sempre attenzione prima di aprire qualunque tipo di allegato, anche se proviene da una persona fidata.

  3. Se un file che vuoi spedire è più grande di 2MB, pensaci due volte prima di sperirlo.

  4. Gli elementi decorativi (sfondi, bordi, ecc.) sono alquanto fastidiosi. Se non hai necessità di usarli, non lo fare.

  5. Usa il campo BBC (CCN) invece di CC per tenere gli altri destinatari nascosti.

  6. Non cancellare informazioni rilevanti quando rispondi a qualcuno.

  7. Se non sai scrivere correttamente, usa il correttore ortografico.

  8. Cerca di scrivere nel modo più conciso, non stai scrivendo un romanzo.

  9. Prima di passare un'informazione che sembra troppo bella per essere vera, controlla su Google che non sia una bufala (basta mettere una parte del testo con accanto la parola "bufala").

  10. Non spedire mai un e-mail quando sei arrabbiato - Aspetta di esserti calmato. Credimi.

  11. Controlla tre, quattro volte che non stai spedendo un messaggio a qualcuno che non dovrebbe leggerlo.

  12. Ricorda che quando spedisci un messaggio elettronico, c'è la buona probabilità che quel messaggio "viva" per sempre.


Firefox 2.0, finalmente!

Ebbene sì, un po' in ritardo rispetto a quanto prospettato all'inizio, la nuova versione del miglior browser internet esistente (almeno secondo me) è stata rilasciata. Molte le novità rispetto alla versione 1.5... la sfida ad Internet Explorer 7 lanciata. Come faccio spesso, ecco riportato qui sotto l'articolo di Punto Informatico:

Mountain View (USA) - A poche settimane di distanza dal suo secondo compleanno, Firefox si è presentato nella sua nuova versione 2.0. Una major release che, senza stravolgere il design e le funzionalità della 1.5, fa di Firefox un browser maggiormente completo e dall'aspetto più accattivante.

Il parto di Firefox 2 si è protratto ben più a lungo del previsto, e nonostante questo gli sviluppatori hanno dovuto cancellare alcune funzionalità, quali il sistema unificato di gestione dei bookmark e della cronologia Places. Il team di sviluppo ritiene che questi mesi extra siano però stati fruttuosi, soprattutto nel garantire un'elevata qualità del codice.

Il debutto di Firefox 2 avviene pochi giorni dopo quello di Internet Explorer 7, un browser con cui il giovane nipote di Mozilla deve necessariamente confrontarsi.

Sebbene IE7 rappresenti un grande passo avanti rispetto all'ormai vetusto IE6, le funzionalità introdotte non sono dissimili da quelle già da tempo implementate in Opera, nello stesso Firefox e in altri browser open source. Ma, come già detto in occasione del lancio di IE7, la vera sfida tra browser si giocherà sulla sicurezza: oggi che anche Firefox gode di una buona popolarità, il duello con IE si preannuncia di sicuro interesse.

Nel momento in cui si scrive, Mozilla Foundation non ha ancora annunciato ufficialmente Firefox 2, tuttavia la nuova release può già essere scaricata in varie lingue, tra cui l'italiano, sul sito FTP di Mozilla.org. A breve sarà disponibile anche su getfirefox.com e su MozillaItalia.org.

La release finale arriva a soli otto giorni di distanza dal rilascio della Release Candidate 3 ed il motivo è che le due versioni, come confrmato da un portavoce di Mozilla Foundation, sono sostanzialmente le stesse.

Firefox 2 migliora la versione 1.5 in diversi aspetti, tra cui il tabbed browsing, la ricerca, la gestione dei feed RSS, la gestione degli add-on (estensioni e temi), il look and feel e il supporto agli standard. Aggiunge inoltre diverse funzionalità, sia per la navigazione che per la sicurezza.I tab hanno ora il tasto di chiusura e possono essere ordinati per mezzo di drag and drop, inoltre un nuovo sistema di scorrimento permette di gestirne con facilità molte decine in una sola finestra. La cronologia contiene inoltre un elenco di tutti i tab recentemente aperti, in modo che l'utente possa ripristinare quelli accidentalmente chiusi in qualsiasi momento.

Il nuovo box di ricerca integrato rende ora più agevole aggiungere, rimuovere e riordinare i motori, fornendo inoltre una funzionalità simile all'autocompletamento degli URL che velocizza le ricerche.

La gestione dei feed RSS è più flessibile e permette all'utente di scegliere se iscriversi direttamente dal browser o da un lettore stand alone oppure aggiungere i feed ai bookmark, sotto forma di segnalibri dinamici.

Il sistema degli add-on unfica ora le estensioni con i temi grafici e ne semplifica distribuzione e localizzazione.

Il nuovo Firefox introduce inoltre i Microsummaries, brevi sintesi del contenuto di un sito aggiornate dinamicamente, e i Live Titles, bookmark il cui titolo è generalmente più lungo rispetto ad un normale segnalibro e, al pari dei Microsummaries, viene aggiornato periodicamente.

C'è poi il nuovo controllo ortografico in linea, che si attiva ogni qual volta si inserisce del testo all'interno di una form online. Se la propria versione di Firefox non dovesse includere il dizionario italiano, è possibile scaricarlo facendo clic col tasto destro su una form e cliccando sulla voce Aggiungi dizionari.

Altra funzione degna di nota è il ripristino automatico di una sessione di navigazione, che permette all'utente di recuperare tutte le finestre del browser aperte, ed eventualmente i tab in esse annidati, nel caso di un riavvio improvviso del PC o di un crash software.Sul fronte della sicurezza la novità più rilevante è rappresentata dal meccanismo antiphishing. Basato sul tool Safe Browsing di Google, il sistema combina i tradizionali filtri basati su black-list con un analizzatore euristico delle pagine web.

Il "libro nero" degli indirizzi web può essere conservato in locale, e aggiornato periodicamente attraverso il sistema di updating del browser, oppure interrogato direttamente online: dal momento che quest'ultima modalità potrebbe rallentare la navigazione (l'accesso al database online viene infatti effettuato all'apertura di ogni nuova pagina), di default è disattivata.

Se Safe Browsing rileva contenuti online potenzialmente sospetti, o se l'indirizzo risulta "segnalato", Bon Echo visualizza una finestra di avviso che suggerisce all'utente di lasciare la pagina corrente. Nella release finale, Firefox 2.0 consentirà inoltre agli utenti di notificare a Google attacchi di phishing ancora non rilevati da Safe Browsing.

Al di là del fatto che il codice di Safe Browsing sia open source, ciò che ha spinto Mozilla Foundation ad includerlo nel proprio browser è anche da ricercare nella sua stretta partnership con Google: non è infatti un segreto che la grande G sia uno dei principali finanziatori di Mozilla Corporation né che alcuni sviluppatori di quest'ultima, tra i quali lo stesso lead engineer di Firefox, Ben Goodger, siano alle dipendenze della celebre dot-com californiana.

Firefox 2 supporta inoltre due metodi alternativi ai cookie per memorizzare sul client informazioni relative alla sessione.

Il primo metodo, basato sull'attributo DOM sessionStorage, fa sì che l'utente possa effettuare più transazioni contemporaneamente, purché all'interno della stessa sessione, e che le informazioni sulla sessione siano accessibili a qualsiasi pagina del dominio aperta nella medesima finestra.

Il secondo meccanismo, basato sull'attributo DOM globalStorage, permette invece a domini e sottodomini di creare una propria area di archiviazione delle informazioni, ad accesso gerarchico, accessibile da qualsiasi pagina del dominio e in grado di sopravvivere alla chiusura della sessione. Quest'ultimo metodo si presta particolarmente all'uso con le applicazioni web interattive, come quelle AJAX, che potrebbero sfruttarlo per archiviare sul client svariati megabyte di dati utente, come documenti e mailbox.

Infine, Firefox 2 adotta un nuovo installer per Windows sviluppato da Nullsoft, estende il supporto allo standard grafico vettoriale SVG e implementa in pieno la specifica JavaScript 1.7, primo passo verso il supporto a JavaScript 2.0.

22 ottobre 2006

YouTube segue le richieste del Copyright Group

Poco dopo aver siglato uno dei recenti accordi più importanti al mondo, Google ha già iniziato a seguire le pressioni internazionali rimuovendo circa 30.000 video dal suo servizio di condivisione di video YouTube, secondo quanto dichiarato dall'Associated Press.

La società giapponese per i diritti degli autori, compositori e produttori sostiene che i video erano stati caricati senza permesso, e il gruppo ha quindi rapidamente ottenuto la cancellazione di video da TV show, video musicali e film da 23 aziende giapponesi, dice Fumiyuki Asakura, un rappresentante dell'organizzazione. Se riceverà ulteriori pressioni dal gruppo, YouTube potrebbe anche introdurre un filtro per impedire che altro video coperti dal diritto d'autore possano essere caricati, dichiara Asakura.

YouTube, che ha implementato tecnologie di filtro per identificare video di bassa qualità o sottoposti a licenza, recentemente ha siglato accordi con le major discografiche per i diritti di pubblicazione di contenuti musicali e video.

YouTube Google ha acquistato YouTube proprio in questo mese per 1.65 miliardi di dollari. Nel mese di Agosto, circa 8 milioni e mezzo di visitatori di YouTube sono arrivati dal Giappone.

20 ottobre 2006

Internet Explorer 7 rilasciato

Ormai ci siamo. Microsoft ha rilasciato Internet Explorer 7, l'ultima versione del suo browser internet. Inutile dire che l'attesa di tutti è immensa, soprattutto viste le grandi novità di questa versione e la sfida a Firefox 2.0 (in arrivo prima della fine del mese) che non ha mai arrestato la sua crescita (come scrivevo ieri). L'articolo di Punto Informatico di questa mattina è molto dettagliato, mi sembra quindi giusto riportarlo qui di seguito.


Dopo cinque lunghi anni dall'ultimo aggiornamento significativo, Internet Explorer è tornato a nuova vita. Scrollandosi di dosso polvere e ragnatele, il browser web di Microsoft è nuovamente pronto a confrontarsi con il mercato e lasciarsi alle spalle un periodo che, specie sotto il punto di vista della sicurezza, può essere senz'altro definito difficile.

Il nuovo Internet Explorer 7, lanciato ufficialmente ieri, non è soltanto il frutto di quasi due anni e mezzo di sviluppo, ma anche di una profonda maturazione delle strategie di Microsoft relative al Web. Se solo pochi anni fa BigM vedeva il proprio browser come un semplice accessorio, lo scorso marzo Bill Gates ha addirittura definito IE7 "il fulcro del nuovo Web".

In questi anni Microsoft ha compreso che un browser non è soltanto un "navigatore di pagine web", ma il cuore di una piattaforma con cui sviluppare e fornire contenuti, servizi e applicazioni. Sulla base di questo concetto il big di Redmond ha sviluppato diverse tecnologie di contorno, tra le quali Atlas: un framework che porta all'interno della piattaforma MS.NET quel giovane modello di programmazione, noto come AJAX (Asynchronous JavaScript and XML), considerato da più parti la colonna portante del Web 2.0. Non stupisce, dunque, che AJAX sia uno degli standard supportati dal nuovo IE insieme a CSS 2.1 e RSS.

Certamente IE7 rappresenta anche una risposta, seppure forse non molto tempestiva, alla minaccia rappresentata da Firefox: secondo gli ultimi dati di OneStat.com, in molti paesi europei il celebre browser open source viene attualmente utilizzato da oltre il 20% dei navigatori del Web. Oggi non è chiaro se Firefox stia continuando a crescere, e se sì in quale misura, ma è evidente che in questo settore Microsoft non potrà più permettersi passi falsi. Il punto chiave del confronto tra IE7 e i suoi avversari non sono tanto funzionalità e orpelli grafici, quanto il fattore sicurezza: oggi gli utenti del Web sono assai più consapevoli, rispetto al passato, dei rischi che corrono online, ed esigono di conseguenza browser capaci di proteggerli dai codici dannosi, dalle truffe e dal furto di dati personali.

Microsoft afferma che la sicurezza ha avuto la massima priorità in tutto il ciclo di progettazione e sviluppo di IE7. È presto per dire se questo browser sia più o meno sicuro dei propri avversari, ma un primo risultato Microsoft sembra averlo ottenuto: di tutte le vulnerabilità scoperte negli ultimi mesi in IE, le preview di IE7 sono quasi sempre risultate immuni. Il merito più grande va senza dubbio alla nuova implementazione della tecnologia ActiveX, che tra le altre cose, grazie al cosiddetto ActiveX Opt-In, impedisce il caricamento automatico dei controlli ActiveX e chiede di volta in volta all'utente l'autorizzazione ad eseguire questi componenti.A guastare in parte la festa a Microsoft è la segnalazione, avvenuta a pochissime ore di distanza dal lancio del browser, di un bug di IE7. Il problema, descritto in questo advisory "less critical" di Secunia, è relativo ad una non corretta gestione degli URL "mhtml:" e potrebbe essere sfruttato da malintenzionati per "rubare informazioni potenzialmente sensibili".

Microsoft chiama l'architettura di sicurezza alla base di IE7 dynamic security protection, ed oltre al già visto ActiveX Opt-in comprende strumenti e funzionalità atti a proteggere gli utenti da URL malformati, attacchi di tipo cross-domain scriptig (CSS), codici maligni che tentino di sfruttare i privilegi di IE, spyware, certificati digitali non validi o scaduti, truffe, ecc.

IE7 include ad esempio un filtro anti-phishing capace di avvisare l'utente se l'URL che sta visitando è contenuto in una black-list di siti fraudolenti o contiene elementi sospetti. Questo filtro protegge anche dagli attacchi CSS, che spesso permettono ad un sito di manipolare il contenuto di un differente dominio di Internet, e dalle vulnerabilità legate agli URL in standard International Domain Name (IDN).

Il nuovo IE contiene poi la cosiddetta Security Status Bar, una barra situata a fianco di quella degli indirizzi che avvisa l'utente di eventuali pericoli cambiando il proprio colore: il rosso, che indica il più elevato livello di rischio, viene ad esempio mostrato nel caso in cui un sito abbia un certificato SSL scaduto o contenga attacchi di phishing.

I principali meccanismi di protezione di IE7 sono stati analizzati in questo articolo sulla sicurezza di Windows Vista: come noto, infatti, IE7 farà parte integrante del nuovo sistema operativo di Microsoft. Del resto, almeno inizialmente Microsoft aveva pianificato di sviluppare IE7 esclusivamente come componente di Vista: i grossi problemi di sicurezza che hanno afflitto in questi ultimi anni IE6 hanno però convinto il gigante americano a sviluppare IE anche per le attuali versioni di Windows, XP e Server 2003. Niente da fare, invece, per Windows 2000 e Me/9.x, i cui utenti dovranno tenersi IE6 o migrare verso altri browser.Oltre a quelle di sicurezza, IE7 contiene molte altre novità rispetto al predecessore, novità di cui si è già ampiamente parlato anche su queste pagine e di cui forniamo di seguito una breve panoramica.

- La nuova interfaccia grafica, che combina le attività più comuni in menù a scomparsa, massimizzando così lo spazio preposto alla visualizzazione delle pagine web.
- L'Instant Search, che permette di effettuare ricerche direttamente da un box integrato nell'interfaccia del browser.
- Il supporto ai feed RSS.
- Il nuovo sistema di gestione dei favoriti.
- La funzione veloce di zoom delle pagine.
- Il supporto avanzato alla stampa delle pagine web, con possibilità di ridimensionare automaticamente i vari elementi di una pagina per farli stare nel foglio.
- Il tabbed browsing (navigazione a schede) con supporto al riordino delle schede per mezzo di drag and drop.

La navigazione a schede, che i principali avversari di IE implementano ormai da anni, è accompagnata da due utili strumenti: Quick Tabs, che permette di vedere e gestire le miniature di tutte le schede aperte, e Tab Groups, che consente di ordinare e salvare i tab in categorie: ad esempio, un gruppo può accogliere tutti i tab relativi alle ricette di cucina ed essere salvato come voce singola. Tale funzione serve non solo per risparmiare spazio sulla barra delle schede, ma anche per richiamare più tab con un solo clic del mouse.

Microsoft ha sottolineato che in quei sistemi dove IE non è il browser predefinito, IE7 rispetta le scelte dell'utente, lasciando invariate le Impostazioni accesso ai programmi di Windows. IE7 consente inoltre di cambiare Windows Live Search come motore di ricerca predefinito.

Una sintesi delle funzionalità di IE la si può trovare sul sito italiano del browser oppure, in modo più approfondito, in questo documento (in inglese).

IE7 può essere scaricato, per il momento solo in lingua inglese, da questa pagina: i sistemi operativi compatibili sono Windows XP SP2, Windows XP Pro x64, Windows Server 2003 SP1, Windows Server 2003 x64 e Windows Server 2003 ia64. La localizzazione italiana è attesa nelle prossime settimane.

Come preannunciato, Microsoft distribuirà IE7 come aggiornamento ad alta priorità attraverso la funzione Aggiornamenti automatici di Windows e i siti Windows Update e Microsoft Update. Chi desidera posticipare l'aggiornamento può avvalersi di questo tool.

Entro la fine del mese si attende il debutto di Firefox 2, di cui pochi giorni fa è stata rilasciata la terza e ultima release candidate. È inoltre in arrivo anche Opera 9.1, la cui novità principale consisterà nell'integrazione di un sistema antifrode e anti-phishing che, similmente a quello di IE7, verificherà l'attendibilità di ogni URL utilizzando una black-list ospitata sui server di Opera Software.



18 ottobre 2006

Internet Explorer sempre meno utilizzato


Secondo quanto riportato dal produttore di tool di sviluppo web Net Applications, svariate fonti d’indagine rivelerebbero che la percentuale di mercato del browser Internet Explorer è la più bassa degli ultimi anni.

Net Applications posiziona la percentuale di mercato di IE al 82.10%, in diminuzione rispetto all’84.04% di Giugno e l’86.87% del mese di Settembre 2005. Secondo gli stessi dati Mozilla Firefox si stabilizza attualmente ad una percentuale del 12.46%, in forte incremento rispetto al 10.77% di Giugno e al 7.55% di Settembre 2005.

Come sempre in questi casi, visto che è difficile reperire i dati in modo congruente e che questi dati sono pesantemente influenzati dal tipo di utenza presa in considerazione, esiste uno studio che dichiara l’esatto contrario. Secondo OneStat, infatti, è Firefox che ha perso terreno, attestandosi attualmente all’11.5% contro un buon 85.9% di Internet Explorer.

Nessuno di questi due studi pone molta importanza sull’utilizzo del browser Safari, utilizzato prevalentemente da utenza Mac, che si attesterebbe per entrambi su percentuali trascurabili (1.6% / 3.53%).

La vulnerabilità a possibili attacchi malevoli, percepita o reale, ha sicuramente un grosso impatto sulle percentuali di utilizzo dei browser internet. Molti analisti contestano a Mozilla il fatto che la sua natura open source espone Firefox a molti più pericoli rispetto ad un prodotto chiuso come Internet Explorer.

Window Snyder, capo della sicurezza per Mozilla, ha dichiarato a SCMagazine.com la scorsa settimana che “La gente può sapere tutto dei nostri prodotti, siamo totalmente trasparenti. Quello che molte persone non capiscono è che la scoperta di un bug è un qualcosa che va a favore dell’utente finale. Quando infatti ne viene scoperto uno lo mettiamo a posto, rendendo il nostro prodotto più sicuro”.

16 ottobre 2006

Roma e il Governo: questo grande amore

Sembra che il Governo abbia una spiccata simpatia per la città di Roma. Certo, è la nostra capitale, ma perchè questa volontà di favorirla così tanto?
Prima gli 850 milioni di Euro stanziati per il comune di Roma per risolvere il problema del traffico (probabilmente Veltroni vuol risolvere il problema donando automobili d'oro zecchino a tutti i cittadini...), adesso la fantastica uscita di Rutelli, vice premier, secondo il quale la maggior parte dei voli Alitalia dovrebbe essere spostata da Malpensa a Fiumicino perchè, a suo dire, l'aereoporto di Milano è in continuo declino e, udite udite, Malpensa sarebbe responsabile del dissesto economico di Alitalia!
Come si puo' motivare una dichiarazione del genere quando Malpensa è lo scalo europeo con il maggior incremento di passeggeri? Quando il 70% dei biglietti aerei emessi in Italia arriva da Bologna in su?


Politica, sindacati e clientelismo. Mi vengono in mente solo queste tre parole riflettendo su tutto questo.


13 ottobre 2006

Striscia La Notizia al canile di Sesto Fiorentino

Finalmente le cose si muovono! Anche se alcuni dicono che non ci dovrebbe essere tutto questo allarmismo (vorrei vedere queste persone se gli dicessero "a Dicembre vi trasferiamo forzatamente da un'altra parte" cosa direbbero....), mi fa molto piacere informarvi che ieri le telecamere di "Striscia La Notizia" erano al canile di Sesto Fiorentino (e con tutta probabilità hanno fatto anche una visitina in comune). Quindi la storia del canile andrà in onda in una delle prossime puntate.... sicuramente la visibilità di cui aveva bisogno!
...e grazie a Tyson, un mio amico, per avermi passato la notizia... che lui ha ottenuto semplicemente telefonando ad uno dei numeri di telefono presenti nell'articolo di qualche giorno fa proprio mentre c'erano le telecamere di Striscia presenti lì!

10 ottobre 2006

Google acquisisce YouTube

La notiza è di quelle che cambiano le carte in tavola nei mercati di tutto il mondo: questa notte Google ha acquisito YouTube per la cifra di 1.65 miliardi di dollari.
Di sicuro questo porterà presto ad una fusione tra Google Video e YouTube. Non so se questa sia una buona o una cattiva notizia: di certo Google aveva chiaramente dichiarato di voler dare maggiore attenzione alla protezione del diritto d'autore sul suo portale, cosa che invece YouTube non aveva ancora fatto. Notizia positiva per gli utenti? negativa? Non lo so. Personalmete credo che Google sia una delle pochissime aziende serie e corrette tra le grandi di internet e non la vedo (come invece molti fanno) come un Grade Fratello o cose simili.
Della notizia si è occupato anche Punto Informatico, di cui riporto qui di seguito l'articolo:

A ridosso di una settimana di fuoco, ieri in serata i rumors si sono concretizzati: Google ha confermato l'acquisto di YouTube per 1,65 miliardi di dollari. Una notizia attesa dai media che in questi giorni, dal Wall Street Journal al Washington Post, hanno fatto a gara per raccontare la tremebonda attesa degli analisti e del mercato per una notizia che era nell'aria.

Google ha atteso ieri la chiusura della Borsa per annunciare l'acquisizione del celeberrimo portale dell'audiovisivo. Un'operazione, questo acquisto, che giunge tra gli applausi degli analisti che la vedono come una forte spinta propulsiva per Google.

I dettagli di uno scarno comunicato stampa dicono che Google consentirà a YouTube di continuare ad operare come divisione "indipendente" del colosso di Mountain View mentre insieme i due giganti svilupperanno una serie di nuovi servizi, alcuni dei quali indirizzati anche agli aspiranti registi.

L'acquisto offre soprattutto a Google la possibilità di recuperare posizioni in un settore, quello del multimedia e dell'IPTV, in cui è rimasto indietro perdendo posizioni non solo rispetto al suo nuovo acquisto ma anche da MySpace Videos, l'area video del celebre portale di Murdoch.

Ora tutto cambia e bisognerà vedere come i grandi rivali di BigG, in primis Microsoft e Yahoo!, reagiranno al "colpaccio" messo a punto dagli strateghi del Googleplex.

Ma la strada è spianata per il nuovo YouTube. Ieri è stata infatti una giornata campale anche per altre ragioni. Dopo gli accordi con Warner Music , il celeberrimo servizio di distribuzione audio-video ha stretto intese con altre major della musica, in particolare Universal Music e Sony BMG. Non contenta, la società che gestisce il portalone multimediale ha anche firmato un accordo con la rete televisiva americana CBS.

Si tratta di intese epocali: dopo essere stato messo all'indice per i video caricati sulla propria piattaforma dagli utenti del servizio, Google-YouTube si ritrova ora con accordi che consentono la distribuzione legale di quei materiali. Per le major si tratta di sfruttare un altro popolarissimo canale di diffusione dei propri contenuti multimediali, per il portale si tratta di una transizione dorata dalla popolarità globale alla legalità musicale e televisiva. Per i fan della musica industriale, infine, si tratta di poter fruire di contenuti tenuti sotto controllo dai detentori dei rispettivi diritti e di poter infilare una parte di quei contenuti nei propri audiovideo casalinghi postati su YouTube senza che questo alteri gli umori delle major.

Intese del tutto simili ieri, prima dell'annuncio dell'acquisizione, aveva stretto anche Google Video, confermando di aver a sua volta firmato accordi di distribuzione e utilizzo dei contenuti con Sony BMG e Warner Music.

05 ottobre 2006

500 cani e 100 gatti condannati a morte in Toscana

Mi è arrivata questa mail. La notizia so essere vera perchè io lavoro a Sesto Fiorentino. C'è molto tempo, quindi leggete e fate girare questa notizia. Potete fare copia e incolla da qui oppure inviare il link che trovate in calce all'articolo.

IL 27 DICEMBRE 2006 PASSERANNO LE RUSPE SUL CANILE DEL TERMINE (SESTO FIORENTINO - FI) CON DENTRO 500 CANI E 100 GATTI.

PER EVITARE QUESTO MASSACRO FIRMA E FAI GIRARE LA PETIZIONE ONLINE
http://www.unioneamicidelcaneedelgatto.it/petizione.htm

Cari amici e amiche,
vi chiediamo pochi minuti del vostro tempo per sottoscrivere una petizione ed aiutarci ad evitare il massacro ingiustificato di 500 cani e 100 gatti nel cuore della "civilissima" Toscana.

Il 26 settembre 2006, il comune di Sesto Fiorentino (Fi) ha emesso un'ordinanza di smantellamento del canile del Termine e il 27 dicembre passeranno le ruspe sui nostri animali. Questo quindi più che un appello è un'emergenza: tutti i nostri sforzi, le lotte che abbiamo intrapeso in questi anni non avranno più senso; confidiamo nella solidarietà di tutti voi per riuscire a tenere alzata la nostra e la vostra bandiera animalista; ora più che mai abbiamo bisogno del vostro aiuto, lo chiediamo noi volontari del canile ma soprattutto i cani e gatti che restono inermi all'interno del canile, un posto che li ha accolti per anni.

Non è più possibile tacere e assecondare gli atteggiamenti inqualificabili con cui un'amministrazione nel 1997 emette un'Ordinanza con la quale ci ordina di costruire un canile a norma di legge 43 investendo quindi e ristrutturando, e ben nove anni dopo ci ordina di demolire tutto.
In tutti questi anni i cani del canile non sono costati una lira alle amministrazioni: tutti sanno che la nostra associazione vive solo di beneficienza. E nonostante tutto abbiamo i cani ed i gatti più belli e più sani del mondo e diamo in adozione definitiva presso famiglie che li amano un cane ed un gatto al giorno. L'Associazione ha speso in questi quindici anni piu di due miliardi per ristrutturare il canile, ha acquistato i terreni intorno al canile per circa 17.000 metri quadri. Ha irnpiegato migliaia di volontari in questi lavori. Ma per l'amministrazione non basta.

Vogliono vigliaccamente farci andar via a tutti i costi: a chi interessa l'area del canile?

Per essere informati sull'intera vicenda basta consultare il dossier:
http://www.unioneamicidelcaneedelgatto.it/index_2.htm

Contro tutte queste brutalità ed ingiustizie e per evitare il massacro degli animali l'Unione amici del cane e del gatto - o.n.l.u.s.- propone una petizione online per non lasciar cadere nel silenzio la vicenda.

La raccolta firme serve per esprimere sfiducia al Sindaco e il totale dissenso per le scelte dell'Amministrazione in merito alle problematiche del Canile del Termine e per richiedere al Governo Italiano di intervenire per salvarlo. E' una mobilitazione per la civiltà: è molto importante che le istituzioni l'opinione pubblica e i media sappiano quanti siamo ad inorridire davanti a una gestione così superficiale della vita di centinaia di animali

La petizione, a cui tutti sono invitati a partecipare, si può sottoscrivere
- online all'indirizzo: http://www.unioneamicidelcaneedelgatto.it/petizione.htm

oppure

- inviando una e-mail a petizione@unioneamicidelcaneedelgatto.it specificando "Oggetto: Canile del Termine (Sesto Fiorentino - Fi)", e nel testo scritto "Sottoscrivo la petizione contro lo smantellamento del Canile del Termine" seguito dal tuo nome e cognome, indirizzo postale (via, numero civico, cap, città e provincia ) e e-mail.

- attivandosi per una raccolta firme scaricando il modulo specifico dal sito http://www.unioneamicidelcaneedelgatto.it/index_2.htm
e spedendo poi i fogli compilati presso la sede dell'Unione amici del cane e del gatto -o.n.l.u.s.- sede legale: via S. Zanobi 82/r, 50129 Firenze.

Invia questa mail ai tuoi amici e conoscenti con preghiera di sottoscrivere la petizione e di proseguire a loro volta con la raccolta di firme presso i loro conoscenti.

Le associazioni e gli Enti (es. Uffici Tutela Animali) che volessero sottoscrivere la petizione, non compilino il form online, ma ci contattino esclusivamente via email a info@unioneamicidelcaneedelgatto.it

Per maggiori informazioni: Canile di Via del Termine - Sesto Fiorentino (Fi) - tel. 347.8345299-338.1746998 e visita il sito www.unioneamicidelcaneedelgatto.it
Per aiutarci: Conto Corrente Postale N°11148509 Intestato a: Unione amici del cane e del gatto -o.n.l.u.s.- via S. Zanobi 82/r, 50129 Firenze


Windows Vista contro i pirati

Il nuovo sistema operativo di Microsoft, Windows Vista, implementerà al suo interno svariate misure antipirateria. Tramite alcuni controlli interni (quindi senza il bisogno di collegarsi ad i server di Microsoft) ed altri online cercherà di individuare se la copia in uso è legittima o piratata. Nel secondo caso svariate funzionalità del sistema saranno immediatamente interdette (come la possibilità di aprire documenti dal desktop, utilizzare Outlook, e altro). Se l'utente non registrerà la copia entro 30 giorni gli effetti saranno anche maggiori, con l'utilizzo del browser internet limitato ad un'ora al giorno.

E' la prima volta che un prodotto Microsoft interviene direttamente sui computer che utilizzano copie non originali di un sistema operativo, limitando le possibilità di utilizzo del computer agli utenti.

Detto questo...speriamo soltanto che i costi di Windows Vista (che dovrebbe essere disponibile da Novembre) saranno inferiori a quelli di Windows XP!

04 ottobre 2006

Google Gadgets su qualunque sito

Google ha annunciato che da oggi è possibile aggiungere i Google Gadgets a qualunque sito web, non più soltanto alla homepage personalizzata di Google. La notizia è davvero di quelle che fanno drizzare le antenne dei webmaster, visto che tra i gadget disponibili ne troviamo di utilissimi (come Google Map o la ricerca su Wikipedia), divertenti (Hang Man, PacMan), curiosi (Quotes) e molti molti altri.
Se avete un sito internet e volete aggiungere un po' di servizi per i visitatori.... non avete altro che da scegliere il gadget che fa per voi!

03 ottobre 2006

Più tasse anche sotto i 75mila euro

Un amico mi ha spedito un articolo che fa un po' di chiarezza sulle ingiustizie di questa finanziaria... mi sembra giusto riportarlo qua...

Manovra, effetti delle nuove aliquote

Fino a qualche giorno fa si diceva che la nuova Finanziaria avrebbe "spremuto" soprattutto i contribuenti con un reddito superiore a 75mila euro lordi annui. Ma varata la manovra e fatti i dovuti calcoli alla luce delle nuove cinque aliquote Irpef, è emerso che la soglia degli “tartassati” si è abbassata notevolmente: a pagare di più saranno tutti coloro che percepiscono un reddito superiore a 28mila euro.

Le nuove aliquote, infatti, prevedono un prelievo più alto già a partire da questa soglia. Se fino a un reddito lordo di 15.000 euro la situazione rimane immutata, i redditi da 15.000 a 28.000 euro LORDI saranno tassati al 27% invece che al 23%, come era in precedenza (per i redditi però che arrivavano a 26mila euro), con un aumento del 4%. I contribuenti interessati sono circa 9 milioni. (C'è da dire però che, con i nuovi scaglioni, per i redditi da 26mila a 28mila euro l'aliquota scende da 33% a 27%).

I redditi da 28.000 euro a 33.500 euro LORDI saranno tassati al 38% invece che al 33%, con un aumento del 5%. I contribuenti interessati sono circa 1,5 milioni.

Anche i redditi dai 33.500 euro ai 55.000, saranno tassati al 38%, prima invece erano tassati al 39%.Con una diminuzione dell'1%.

I redditi da 55.000 euro a 75.000 euro saranno tassati al 41% invece che al 39%, come era in precedenza, con un aumento del 2%. I contribuenti interessati sono circa 600.000.

Mentre i redditi compresi tra 75.000 euro e 100.000 euro saranno tassati al 43% invece che al 39%, come era in precedenza, con un aumento del 4%. I contribuenti interessati sono circa 250.000.

Secondo l'Aduc con queste aliquote "l'aumento delle tasse c'è ed è evidente per tutti". Primo Mastrantoni, segretario dell'associazione dei consumatori denuncia come, per le classi più disagiate i vantaggi fiscali saranno pari " a mezzo caffe". Dalle aliquote, dice Mastrantoni si vede con "la fascia più colpita dall'aumento percentuale sia quella che va da 26.000 a 33.500 euro, vale a dire un introito mensile lordo da 2.100 euro a 1.800 euro, che al netto dell'attuale tassazione significa 1.400 euro e 1.800 euro. Con la nuova tassazione l'introito netto diminuirà a 1.300 euro e 1.600 euro. Inoltre chi ha un reddito di 15.000 euro (con la nuova tassazione un netto mensile di 962 euro) avrà uno "sconto" annuale di 111 euro, che significa 0.30 euro al giorno. Meno del costo di un caffe! Che bufala!!!"

Anche l'Adusbef lancia l'allarme. Non si tratta più di colpire solo il ceto medio-alto, ma anche quello medio-basso. Secondo l'associazione dei consumatori, in generale, questa Finanziaria comporterà un saldo negativo a famiglia di circa 100 euro: i 150 euro di benefici, che arriveranno in media ai contribuenti saranno vanificati dai 260 euro di nuovi aggravi fiscali

"Nelle pieghe della Finanziaria - sottolinea il presidente dell'Adusbef Elio Lannutti - spuntano tanti piccoli balzelli "una sempre", che messi insieme sono superiori al cuneo fiscale “una tantum” erogato ai lavoratori nel 2007".

Secondo Lannutti a penalizzare molte famiglie italiane non saranno solo le nuove aliquote Irpef, ma anche tutta una serie di nuovi oneri che secondo l'Adusbef vanno "dall'aumento dell'aggio sulle riscossioni esattoriali a carico del contribuente al sovrapprezzo tariffe autostradali per adeguare i tratti di adduzione alle autostrade; dall'aumento automatico delle tasse automobilistiche (bolli) all'aumento automatico dell'imposta regionale sulla benzina; passando all'imposta di scopo per le opere pubbliche comunali, alla tassa di soggiorno comunale, una vera e propria tassa sul turismo, tanto per incentivare il ritorno in Italia di 4 milioni di turisti stranieri che hanno scelto lidi più economici, in Spagna, Grecia, Slovenia".
Ci sono poi aumenti dell'Irpef regionale - prosegue la nota dell'associazione dei consumatori - "oltre i livelli massimi, alla Tarsu, ai ticket sulle ricette per le visite specialistiche a quelli sul pronto soccorso".

Se nei prossimi tre anni lo Stato italiano riuscirà a contare su maggiori entrate le tasse scenderanno. Gli aumenti degli incassi serviranno, certo, a migliorare i conti pubblici, ma anche a ridurre la pressione fiscale, allo scopo di realizzare "gli obiettivi di sviluppo ed equità sociale" indicati dal Dpef. Lo prevede l'articolo 1 della Finanziaria, che precisa anche come quei soldi serviranno anche per interventi urgenti e calamità naturali.

Ecco "il decalogo - cosi' lo definisce l'Adusbef - delle stangatine annue a famiglia":
1) AUTOSTRADE: sovrapprezzo tariffe per adeguamento tratte = 12 euro;
2) BANCHE: tracciabilita' pagamenti superiori a 100 euro = 30 euro;
3) BENZINA: aumento automatico imposte regionale su benzine e diesel autotrazione = 18 euro;
4) BOLLO AUTO: aumento automatico tassa automobilistica = 15 euro;
5) CASA: aumento Ici ed estimi catastali = 63 euro;
6) ESATTORIE: aumento aggio riscossione a carico contribuenti = 12 euro;
7) IRPEF: sblocco aumento addizionale Irpef Comuni = 27 euro;
8) SANITA': ticket pronto soccorso e ricette per prestazioni specialistiche = 53 euro;
9) TARSU: rincaro tariffa per raccolta e smaltimento rifiuti = 16 euro;
10) TURISMO: tassa soggiorno comunale e imposta di scopo opere pubbliche comuni = 14 Euro


L'aggravio totale e' dunque di 260 euro a famiglia a fronte di benefici fiscali calcolati dall'associazione consumatori in 150 euro, con un saldo negativo alla fine di 110 euro

28 settembre 2006

Jenna Jameson a casa tua!

Che la tecnologia abbia fatto passi da gigante non ci sono dubbi. Del resto se nell'ultimo capito della serie "Il Corvo" l'attore protagonista era già defunto ed è stato sostituito da un computer, vuol dire che davvero si puo' ormai chiedere qualunque cosa ad un computer.
Diverso è il discorso se si parla di computer da casa però. I mezzi sono un poco limitati e non si possono certo raggiungere certi risultati. Ma dopo il fenomeno Lara Croft (sempre lontano dall'essere un fenomeno del passato) l'interesse dei produttori di videogame verso una rappresentazione più fedele del corpo umano (soprattutto quello femminile) è sicuramente aumentato.
E, come è accaduto in passato per molte tecnologie (vedi VHS, videochat e VoIp), è nell'industria per adulti che queste tecnologie possono davvero trovare mercato e, di conseguenza, una forte espansione.

Il più recente e probabilmente più promettente esempio è "Virtually Jenna", videogioco sviluppato da Brad Abram della XStream3D Multimedia per conto di ClubJenna Inc., la società di produzione e promozione commerciale della famosa pornostar americana. Jenna è la figura centrale del gioco e agisce in un universo virtuale pilotata dai giocatori che possono disporre di lei e delle ragazze del suo Club a proprio piacimento.
Spinto dalla curiosità ho provato il demo del gioco e devo dire di esserne rimasto favorevolmente impressionato. Nulla a che vedere con i videogiochi per adulti di qualche tempo fa, dove il tutto era approssimativo e poco curato. Qui si vede che lo sviluppo è stato incentrato verso un certo tipo di utenza ed anche il motore grafico è stato sviluppato ad hoc per questo gioco. Il tutto si muove molto fluidamente e le cose che si possono fare sono veramente infinite. La libertà di azione e di ripresa è pressochè totale: la telecamera puo' essere puntata su una qualunque parte del corpo dei personaggi sullo schermo ed è possibile scegliere cosa far loro indossare, come farli muovere, ecc. Il gioco puo' svilupparsi a missioni (ovvio quale sia lo scopo finale di ogni "missione") oppure in modo libero, dove in pratica il giocatore mette in piedi un film hard a suo piacimento scegliendo i personaggi e lo scenario.
Ma la cosa veramente innovativa e unica di questo progetto è che il gioco si collega continuamente ad un server online: questo permette sia di provare il multiplayer che di scaricare continuamente gli aggiornamenti. Brad Abram infatti assicura che le potenzialità del gioco non sono ancora espresse al massimo semplicemente perchè la tecnologia attuale non consente di utilizzarle, ma lo sviluppo e il rilascio di nuove opzioni sarà continuo. Sarà possibile creare un personaggio a proprio piacimento, entrare nel multiplayer e poi appartarsi in una stanza privata con qualcunaltro dove sarà possibile vivere la propria esperienza di sesso virtuale dove i movimenti registrati dalla webcam del proprio PC saranno riprodotti fedelmente dal personaggio sullo schermo.

Come ho scritto prima, l'industria per adulti è da sempre stata il traino per le nuove tecnologie, e c'è da scommettere che questo "Virtually Jenna" sarà solo il primo di una lunga serie di videogiochi, dove le case produttrici di materiale per adulti si batteranno per offrire sempre di più agli utenti.
Ne vedremo delle belle... intanto...beh...scaricatevi il demo e poi ditemi cosa ne pensate!

19 settembre 2006

Telecamere e avvisi parlanti...incredibile ma vero

Se non fosse vero ci sarebbe da ridere... in Inghilterra, nella cittadina di Middlesbrough, verranno installate delle telecamere munite di altoparlanti per inviare segnali d'allarme o di richiamo all'ordine ai passanti.
Le autorità inglesi assicurano che il metodo funziona...ma secondo me funzionano perchè sono in Inghilterra, il paese delle file ordinate per prendere il caffè al bar... funzionerebbe qui da noi? Ho dei dubbi...

Questo comunque l'articolo di Punto Informatico sulla vicenda:

Middlesbrough (UK) - Dopo le cam di sicurezza automatiche e senza fili , ecco le telecamere con megafono che lanciano segnali d'allarme e richiami all'ordine pubblico. La novità arriva dal Regno Unito, dove le autorità di Middlesbrough installeranno ben 158 telecamere di questo tipo su tutto il territorio urbano.

Jack Bonner, amministratore del sistema di sorveglianza pubblica intervistato dal Daily Mail , ha dichiarato che si tratta "di un deterrente veramente eccezionale". "La gente è solitamente molto imbarazzata se viene colta con le mani del sacco", ha detto Bonner. Gli operatori delle forze di polizia, grazie alle nuove telecamere, potranno rivolgersi direttamente all'individuo sospetto, intimandogli di andare via o di desistere.

"Una volta abbiamo individuato una piccola rissa di fronte ad un locale notturno", ha aggiunto Bonner. "Gli operatori hanno assistito alla scena ed hanno iniziato a lanciare avvertimenti: in pochissimo tempo, i litiganti sono fuggiti". Le autorità fanno sapere che il progetto, insolito e reminiscente della distopia orwelliana di 1984 , servirà a contenere il fenomeno della microcriminalità e dei cosiddetti "comportamenti antisociali".

Naturalmente gli operatori addetti ai richiami verbali devono comportarsi con estremo rispetto dei passanti, così da rendere meno intimidatoria la presenza delle telecamere. Un ciclista che imbocca una strada sbagliata, ad esempio, viene richiamato con linguaggio formale e, nel caso si dimostri propenso ad accettare l'avvertimento, addirittura ringraziato.

Gli abitanti di Middlesbrough sembrano piuttosto soddisfatti degli occhi parlanti posizionati agli angoli delle strade, secondo la stampa locale. "Gli unici che hanno paura di questo sistema di sorveglianza, alla fine dei conti, sembrano i criminali" ha spiegato Bonner, "perché trovano il metodo un po' troppo intrusivo". Non mancano le polemiche: alcuni politici locali ricordano che "nessun tipo di telecamere può sostituire la presenza degli agenti di polizia sul territorio".

L'impiego delle telecamere di sicurezza è vastissimo anche in Italia. Le applicazioni sono molteplici: dal controllo del territorio e del traffico fino alla prevenzione del crimine. Il Prefetto di Roma Achille Serra ha recentemente proposto l'installazione di cam antiprostituzione nei luoghi del sesso a pagamento più frequentati, così da contrastare le attività dei "clienti" delle lucciole.

15 settembre 2006

Ciao Oriana

Nella notte tra il 14 e il 15 Settembre 2006 una grande donna ha salutato questa vita. Oriana Fallaci ha ceduto al male incurabile che la affliggeva ormai da tempo. Se n'è andata una donna che la storia ricorderà per la grande e inimitabile carica delle sue opere. Spesso considerate eccessivamente fuori dalle righe da coloro che, probabilmente guidati da un filo di ipocrisia, non riuscivano ad ammettere che ciò che lei scriveva era quello che molti di noi pensavamo. Una rabbia che tutti avevamo dentro ma che non avevamo il coraggio di tirare fuori, spaventati da questo sentimento che mai avevamo provato prima.
Penso che il modo più giusto per ricordarla sia riportare uno dei suoi articoli più famosi, quello apparso sul Corriere Della Sera del 29 Settembre 2001. Le Torri Gemelle erano cadute da pochi giorni e Oriana, con "La rabbia e l'orgoglio" scrive quello che il suo cuore detta al suo cervello. L'articolo, scritto come lettera al direttore del giornale milanese Ferruccio De Bortoli, è passato sicuramente alla storia come uno dei suoi pezzi più famosi, sicuramente uno dei più discussi.
Oriana viveva da anni a Manhattan e quanto successo l'11 Settembre 2001 l'aveva ovviamente sconvolta. Rileggendo oggi queste righe non si puo' non tenerne conto. Lo riporto qui sotto, per intero.
Ciao Oriana e grazie, grazie per tutto quanto ci hai regalato.

Mi chiedi di parlare, stavolta. Mi chiedi di rompere almeno stavolta il silenzio che ho scelto, che da anni mi impongo per non mischiarmi alle cicale. E lo faccio. Perché ho saputo che anche in Italia alcuni gioiscono come l'altra sera alla Tv gioivano i palestinesi di Gaza. «Vittoria! Vittoria!». Uomini, donne, bambini. Ammesso che chi fa una cosa simile possa essere definito uomo, donna, bambino. Ho saputo che alcune cicale di lusso, politici o cosiddetti politici, intellettuali o cosiddetti intellettuali, nonché altri individui che non meritano la qualifica di cittadini, si comportano sostanzialmente nello stesso modo. Dicono: «Bene. Agli americani gli sta bene». E sono molto molto, molto arrabbiata. Arrabbiata d'una rabbia fredda, lucida, razionale. Una rabbia che elimina ogni distacco, ogni indulgenza. Che mi ordina di rispondergli e anzitutto di sputargli addosso. Io gli sputo addosso. Arrabbiata come me, la poetessa afro-americana Maya Angelou ieri ha ruggito: «Be angry. It's good to be angry, it's healthy. Siate arrabbiati. Fa bene essere arrabbiati. È sano». E se a me fa bene io non lo so. Però so che non farà bene a loro, intendo dire a chi ammira gli Usama Bin Laden, a chi gli esprime comprensione o simpatia o solidarietà.

Hai acceso un detonatore che da troppo tempo ha voglia di scoppiare, con la tua richiesta. Vedrai. Mi chiedi anche di raccontare come l'ho vissuta io, quest'Apocalisse. Di fornire insomma la mia testimonianza. Incomincerò dunque da quella. Ero a casa, la mia casa è nel centro di Manhattan, e alle nove in punto ho avuto la sensazione d'un pericolo che forse non mi avrebbe toccato ma che certo mi riguardava. La sensazione che si prova alla guerra, anzi in combattimento, quando con ogni poro della tua pelle senti la pallottola o il razzo che arriva, e rizzi gli orecchi e gridi a chi ti sta accanto: «Down! Get down! Giù! Buttati giù». L'ho respinta. Non ero mica in Vietnam, non ero mica in una delle tante e fottutissime guerre che sin dalla Seconda Guerra Mondiale hanno seviziato la mia vita! Ero a New York, perbacco, in un meraviglioso mattino di settembre, anno 2001. Ma la sensazione ha continuato a possedermi, inspiegabile, e allora ho fatto ciò che al mattino non faccio mai. Ho acceso la Tv. Bè, l'audio non funzionava. Lo schermo, sì. E su ogni canale, qui di canali ve ne sono quasi cento, vedevi una torre del World Trade Center che bruciava come un gigantesco fiammifero. Un corto circuito? Un piccolo aereo sbadato? Oppure un atto di terrorismo mirato? Quasi paralizzata son rimasta a fissarla e mentre la fissavo, mentre mi ponevo quelle tre domande, sullo schermo è apparso un aereo. Bianco, grosso. Un aereo di linea. Volava bassissimo. Volando bassissimo si dirigeva verso la seconda torre come un bombardiere che punta sull'obiettivo, si getta sull'obiettivo. Sicché ho capito. Ho capito anche perché nello stesso momento l'audio è tornato e ha trasmesso un coro di urla selvagge. Ripetute, selvagge. «God! Oh, God! Oh, God, God, God! Gooooooood! Dio! Oddio! Oddio! Dio, Dio, Dioooooooo!» E l'aereo s'è infilato nella seconda torre come un coltello che si infila dentro un panetto di burro.
Erano le 9 e un quarto, ora. E non chiedermi che cosa ho provato durante quei quindici minuti. Non lo so, non lo ricordo. Ero un pezzo di ghiaccio. Anche il mio cervello era ghiaccio. Non ricordo nemmeno se certe cose le ho viste sulla prima torre o sulla seconda. La gente che per non morire bruciata viva si buttava dalle finestre degli ottantesimi o novantesimi piani, ad esempio. Rompevano i vetri delle finestre, le scavalcavano, si buttavano giù come ci si butta da un aereo avendo addosso il paracadute, e venivano giù così lentamente. Agitando le gambe e le braccia, nuotando nell'aria. Sì, sembravano nuotare nell'aria. E non arrivavano mai. Verso i trentesimi piani, però, acceleravano. Si mettevano a gesticolar disperati, suppongo pentiti, quasi gridassero help-aiuto-help. E magari lo gridavano davvero. Infine cadevano a sasso e paf! Sai, io credevo d'aver visto tutto alle guerre. Dalle guerre mi ritenevo vaccinata, e in sostanza lo sono. Niente mi sorprende più. Neanche quando mi arrabbio, neanche quando mi sdegno. Però alle guerre io ho sempre visto la gente che muore ammazzata. Non l'ho mai vista la gente che muore ammazzandosi cioè buttandosi senza paracadute dalle finestre d'un ottantesimo o novantesimo o centesimo piano. Alle guerre, inoltre, ho sempre visto roba che scoppia. Che esplode a ventaglio. E ho sempre udito un gran fracasso. Quelle due torri, invece, non sono esplose. La prima è implosa, ha inghiottito se stessa. La seconda s'è fusa, s'è sciolta. Per il calore s'è sciolta proprio come un panetto di burro messo sul fuoco. E tutto è avvenuto, o m'è parso, in un silenzio di tomba. Possibile? C'era davvero, quel silenzio, o era dentro di me?
Devo anche dirti che alle guerre io ho sempre visto un numero limitato di morti. Ogni combattimento, duecento o trecento morti. Al massimo, quattrocento. Come a Dak To, in Vietnam. E quando il combattimento è finito, gli americani si son messi a raccattarli, contarli, non credevo ai miei occhi. Nella strage di Mexico City, quella dove anch'io mi beccai un bel po' di pallottole, di morti ne raccolsero almeno ottocento. E quando credendomi morta mi scaraventarono nell'obitorio, i cadaveri che presto mi ritrovai intorno e addosso mi sembrarono un diluvio. Bè, nelle due torri lavoravano quasi cinquantamila persone. E ben pochi hanno fatto in tempo ad evacuare. Gli ascensori non funzionavano più, ovvio, e per scendere a piedi dagli ultimi piani ci voleva un'eternità. Fiamme permettendo. Non lo conosceremo mai, il numero dei morti. (Quarantamila, quarantacinquemila...?). Gli americani non lo diranno mai. Per non sottolineare l'intensità di questa Apocalisse. Per non dar soddisfazione a Usama Bin Laden e incoraggiare altre Apocalissi. E poi le due voragini che hanno assorbito le decine di migliaia di creature son troppo profonde. Al massimo gli operai dissottèrrano pezzettini di membra sparse. Un naso qui, un dito là. Oppure una specie di melma che sembra caffè macinato e invece è materia organica. Il residuo dei corpi che in un lampo si polverizzarono. Ieri il sindaco Giuliani ha mandato altri diecimila sacchi. Ma sono rimasti inutilizzati.

Che cosa sento per i kamikaze che sono morti con loro? Nessun rispetto. Nessuna pietà. No, neanche pietà. Io che in ogni caso finisco sempre col cedere alla pietà. A me i kamikaze cioè i tipi che si suicidano per ammazzare gli altri sono sempre stati antipatici, incominciando da quelli giapponesi della Seconda Guerra Mondiale. Non li ho mai considerati Pietri Micca che per bloccar l'arrivo delle truppe nemiche danno fuoco alle polveri e saltano in aria con la cittadella, a Torino. Non li ho mai considerati soldati. E tantomeno li considero martiri o eroi, come berciando e sputando saliva il signor Arafat me li definì nel 1972. (Ossia quando lo intervistai ad Amman, luogo dove i suoi marescialli addestravano anche i terroristi della Baader-Meinhof). Li considero vanesi e basta. Vanesi che invece di cercar la gloria attraverso il cinema o la politica o lo sport la cercano nella morte propria e altrui. Una morte che invece del Premio Oscar o della poltrona ministeriale o dello scudetto gli procurerà (credono) ammirazione. E, nel caso di quelli che pregano Allah, un posto nel Paradiso di cui parla il Corano: il Paradiso dove gli eroi si scopano le Urì. Scommetto che sono vanesi anche fisicamente. Ho sotto gli occhi la fotografia dei due kamikaze di cui parlo nel mio «Insciallah»: il romanzo che incomincia con la distruzione della base americana (oltre quattrocento morti) e della base francese (oltre trecentocinquanta morti) a Beirut. Se l'erano fatta scattare prima d'andar a morire, quella fotografia, e prima d'andar a morire erano stati dal barbiere. Guarda che bel taglio di capelli. Che baffi impomatati, che barbetta leccata, che basette civettuole...

Eh! Chissà come friggerebbe il signor Arafat ad ascoltarmi. Sai, tra me e lui non corre buon sangue. Non mi ha mai perdonato né le roventi differenze di opinione che avemmo durante quell'incontro né il giudizio che su di lui espressi nel mio libro «Intervista con la storia». Quanto a me, non gli ho mai perdonato nulla. Incluso il fatto che un giornalista italiano imprudentemente presentatosi a lui come «mio amico», si sia ritrovato con una rivoltella puntata contro il cuore. Ergo, non ci frequentiamo più. Peccato. Perché se lo incontrassi di nuovo, o meglio se gli concedessi udienza, glielo urlerei sul muso chi sono i martiri e gli eroi. Gli urlerei: illustre Signor Arafat, i martiri sono i passeggeri dei quattro aerei dirottati e trasformati in bombe umane. Tra di loro la bambina di quattro anni che si è disintegrata dentro la seconda torre. Illustre Signor Arafat, i martiri sono gli impiegati che lavoravano nelle due torri e al Pentagono. Illustre Signor Arafat, i martiri sono i pompieri morti per tentar di salvarli. E lo sa chi sono gli eroi? Sono i passeggeri del volo che doveva buttarsi sulla Casa Bianca e che invece si è schiantato in un bosco della Pennsylvania perché loro si son ribellati! Per loro sì che ci vorrebbe il Paradiso, illustre Signor Arafat. Il guaio è che ora fa Lei il capo di Stato ad perpetuum. Fa il monarca. Rende visita al Papa, afferma che il terrorismo non le piace, manda le condoglianze a Bush. E nella sua camaleontica abilità di smentirsi, sarebbe capace di rispondermi che ho ragione. Ma cambiamo discorso. Io sono molto ammalata, si sa, e a parlare con gli Arafat mi viene la febbre.

Preferisco parlare dell'invulnerabilità che tanti, in Europa, attribuivano all'America. Invulnerabilità? Ma come invulnerabilità?!? Più una società è democratica e aperta, più è esposta al terrorismo. Più un paese è libero, non governato da un regime poliziesco, più subisce o rischia i dirottamenti o i massacri che sono avvenuti per tanti anni in Italia in Germania e in altre regioni d'Europa. E che ora avvengono, ingigantiti, in America. Non per nulla i paesi non democratici, governati da un regime poliziesco, hanno sempre ospitato e finanziato e aiutano i terroristi. L'Unione Sovietica, i paesi satelliti dell'Unione Sovietica e la Cina Popolare, ad esempio. La Libia di Gheddafi, l'Iraq, l'Iran, la Siria, il Libano arafattiano, lo stesso Egitto, la stessa Arabia Saudita di cui Usama Bin Laden è suddito, lo stesso Pakistan, ovviamente l'Afghanistan, e tutte le regioni musulmane dell'Africa. Negli aeroporti e sugli aerei di quei paesi io mi sono sempre sentita sicura. Serena come un neonato che dorme. L'unica cosa che temevo era essere arrestata perché scrivevo male dei terroristi. Negli aeroporti e sugli aerei europei, invece, mi sono sempre sentita nervosetta. Negli aeroporti e sugli aerei americani, addirittura nervosa. E a New York, due volte nervosa. (A Washington, no. Devo ammetterlo. L'aereo sul Pentagono non me lo aspettavo davvero). A mio giudizio, insomma, non è mai stato un problema di «se»: è sempre stato un problema di «quando». Perché credi che martedì mattina il mio subconscio abbia avvertito quella inquietudine, quella sensazione di pericolo? Perché credi che contrariamente alle mie abitudini abbia acceso il televisore? Perché credi che fra le tre domande che mi ponevo mentre la prima torre bruciava e l'audio non funzionava, ci fosse quella sull'attentato? E perché credi che appena apparso il secondo aereo abbia capito? Poiché l'America è il Paese più forte del mondo, il più ricco, il più potente, il più moderno, ci sono cascati quasi tutti in quel tranello. Gli americani stessi, a volte. Ma la vulnerabilità dell'America nasce proprio dalla sua forza, dalla sua ricchezza, dalla sua potenza, dalla sua modernità. La solita storia del cane che si mangia la coda.

Nasce anche dalla sua essenza multi-etnica, dalla sua liberalità, dal suo rispetto per i cittadini e per gli ospiti. Esempio: circa ventiquattro milioni di americani sono arabi-musulmani. E quando un Mustafà o un Muhammed viene diciamo dall'Afghanistan per visitare lo zio, nessuno gli proibisce di frequentare una scuola di pilotaggio per imparare a guidare un 757. Nessuno gli proibisce d'iscriversi a un'Università (cosa che spero cambi) per studiare chimica e biologia: le due scienze necessarie a scatenare una guerra batteriologica. Nessuno. Neppure se il governo teme che quel figlio di Allah dirotti il 757 oppure butti una fiala di batteri nel deposito dell'acqua e scateni una strage. (Dico «se» perché stavolta il governo non ne sapeva un bel niente e la figuraccia fatta dalla Cia e dall'Fbi va al di là d'ogni limite. Se fossi il presidente degli Stati Uniti io li caccerei tutti a pedate nei posteriori per cretineria). E detto ciò torniamo al ragionamento iniziale. Quali sono i simboli della forza, della ricchezza, della potenza, della modernità americane? Non certo il jazz e il rock and roll, il chewing-gum e l'hamburger, Broadway ed Hollywood. Sono i suoi grattacieli. Il suo Pentagono. La sua scienza. La sua tecnologia. Quei grattacieli impressionanti, così alti, così belli che ad alzar gli occhi quasi dimentichi le piramidi e i divini palazzi del nostro passato. Quegli aerei giganteschi, esagerati, che ormai usano come un tempo usavano i velieri e i camion perché tutto qui si muove con gli aerei. Tutto. La posta, il pesce fresco, noi stessi (E non dimenticare che la guerra aerea l'hanno inventata loro. O almeno sviluppata fino all'isteria). Quel Pentagono terrificante, quella fortezza che fa paura solo a guardarla. Quella scienza onnipresente, onnipossente. Quella tecnologia raggelante che in pochissimi anni ha stravolto la nostra esistenza quotidiana, la nostra millenaria maniera di comunicare, mangiare, vivere. E dove li ha colpiti, il reverendo Usama Bin Laden? Sui grattacieli, sul Pentagono. Come? Con gli aerei, con la scienza, con la tecnologia. By the way: sai cosa mi impressiona di più in questo tristo ultramiliardario, questo mancato play-boy che anziché corteggiare le principesse bionde e folleggiare nei night-club (come faceva a Beirut quando aveva vent’anni) si diverte ad ammazzar la gente in nome di Maometto e di Allah? Il fatto che il suo sterminato patrimonio derivi anche dai guadagni d'una Corporation specializzata nel demolire, e che egli stesso sia un esperto demolitore. La demolizione è una specialità americana.

Quando ci siamo incontrati t'ho visto quasi stupefatto dall'eroica efficienza e dall'ammirevole unità con cui gli americani hanno affrontato quest'Apocalisse. Eh, sì. Nonostante i difetti che le vengono continuamente rinfacciati, che io stessa le rinfaccio, (ma quelli dell’Europa e in particolare dell’Italia sono ancora più gravi), l'America è un paese che ha grosse cose da insegnarci. E a proposito dell'eroica efficienza lasciami cantare un peana per il sindaco di New York. Quel Rudolph Giuliani che noi italiani dovremmo ringraziare in ginocchio. Perché ha un cognome italiano, è un oriundo italiano, e ci fa fare bella figura dinanzi al mondo intero. E’ un grande anzi grandissimo sindaco, Rudolph Giuliani. Te lo dice una che non è mai contenta di nulla e di nessuno incominciando da se stessa. E' un sindaco degno d'un altro grandissimo sindaco col cognome italiano, Fiorello La Guardia, e tanti dei nostri sindaci dovrebbero andare a scuola da lui. Presentarsi a capo chino, anzi con la cenere sul capo, e chiedergli: «Sor Giuliani, per cortesia ci dice come si fa?». Lui non delega i suoi doveri al prossimo, no. Non perde tempo nelle bischerate e nelle avidità. Non si divide tra l'incarico di sindaco e quello di ministro o deputato. (C'è nessuno che mi ascolta nelle tre città di Stendhal, insomma a Napoli e a Firenze e a Roma?). Essendo corso subito, e subito entrato nel secondo grattacielo, ha rischiato di trasformarsi in cenere con gli altri. S'è salvato per un pelo e per caso. E nel giro di quattro giorni ha rimesso in piedi la città. Una città che ha nove milioni e mezzo di abitanti, bada bene, e quasi due nella sola Manhattan. Come abbia fatto, non lo so. E' malato come me, pover'uomo. Il cancro che torna e ritorna ha beccato anche lui. E, come me, fa finta d’essere sano: lavora lo stesso. Ma io lavoro a tavolino, perbacco, stando seduta! Lui, invece... Sembrava un generale che partecipa di persona alla battaglia. Un soldato che si lancia all'attacco con la baionetta. «Forza, gente, forzaaa! Tiriamoci su le maniche, sveltiii!» Ma poteva farlo perché quella gente era, è, come lui. Gente senza boria e senza pigrizia, avrebbe detto mio padre, e con le palle. Quanto all'ammirevole capacità di unirsi, alla compattezza quasi marziale con cui gli americani rispondono alle disgrazie e al nemico, bè: devo ammettere che lì per lì ha stupito anche me. Sapevo, sì, che era esplosa al tempo di Pearl Harbor, cioè quando il popolo s'era stretto intorno a Roosevelt e Roosevelt era entrato in guerra contro la Germania di Hitler e l'Italia di Mussolini e il Giappone di Hirohito. L'avevo annusata, sì, dopo l'assassinio di Kennedy. Ma a questo era seguita la guerra in Vietnam, la lacerante divisione causata dalla guerra in Vietnam, e in un certo senso ciò mi aveva ricordato la loro Guerra Civile d'un secolo e mezzo fa. Così, quando ho visto bianchi e neri piangere abbracciati, dico abbracciati, quando ho visto democratici e repubblicani cantare abbracciati «God save America, Dio salvi l'America», quando gli ho visto cancellare tutte le divergenze, sono rimasta di stucco. Lo stesso, quando ho udito Bill Clinton (persona verso la quale non ho mai nutrito tenerezze) dichiarare «Stringiamoci intorno a Bush, abbiate fiducia nel nostro presidente». Lo stesso, quando le medesime parole sono state ripetute con forza da sua moglie Hillary ora senatore per lo Stato di New York. Lo stesso, quando sono state reiterate da Lieberman, l'ex candidato democratico alla vice-presidenza. (Soltanto lo sconfitto Al Gore è rimasto squallidamente zitto). E lo stesso quando il Congresso ha votato all'unanimità d'accettare la guerra, punire i responsabili. Ah, se l'Italia imparasse questa lezione! È un Paese così diviso, l'Italia. Così fazioso, così avvelenato dalle sue meschinerie tribali! Si odiano anche all'interno dei partiti, in Italia. Non riescono a stare insieme nemmeno quando hanno lo stesso emblema, lo stesso distintivo, perdio! Gelosi, biliosi, vanitosi, piccini, non pensano che ai propri interessi personali. Alla propria carrieruccia, alla propria gloriuccia, alla propria popolarità di periferia. Pei propri interessi personali si fanno i dispetti, si tradiscono, si accusano, si sputtanano... Io sono assolutamente convinta che, se Usama Bin Laden facesse saltare in aria la Torre di Giotto o la Torre di Pisa, l'opposizione darebbe la colpa al governo. E il governo darebbe la colpa all'opposizione. I capoccia del governo e i capoccia dell'opposizione, ai propri compagni e ai propri camerati. E detto ciò lasciami spiegare da che cosa nasce la capacità di unirsi che caratterizza gli americani.

Nasce dal loro patriottismo. Io non so se in Italia avete visto e capito quel che è successo a New York quando Bush è andato a ringraziar gli operai (e le operaie) che scavando nelle macerie delle due torri cercano di salvare qualche superstite ma non tiran fuori che qualche naso o qualche dito. Senza cedere, tuttavia. Senza rassegnarsi, sicché se gli domandi come fanno ti rispondono: «I can allow myself to be exhausted not to be defeated. Posso permettermi d'essere esausto, non d'essere sconfitto». Tutti. Giovani, giovanissimi, vecchi, di mezz'età. Bianchi, neri, gialli, marroni, viola... L'avete visti o no? Mentre Bush li ringraziava non facevano che sventolare le bandierine americane, alzare il pugno chiuso, ruggire: «Iuessè! Iuessè! Iuessè! Usa! Usa! Usa!». In un paese totalitario avrei pensato: «Ma guarda come l'ha organizzata bene il Potere!». In America, no. In America queste cose non le organizzi. Non le gestisci, non le comandi. Specialmente in una metropoli disincantata come New York, e con operai come gli operai di New York. Sono tipacci, gli operai di New York. Più liberi del vento. Quelli non obbediscono neanche ai loro sindacati. Ma se gli tocchi la bandiera, se gli tocchi la Patria... In inglese la parola Patria non c'è. Per dire Patria bisogna accoppiare due parole. Father Land, Terra dei Padri. Mother Land, Terra Madre. Native Land, Terra Nativa. O dire semplicemente My Country, il Mio Paese. Però il sostantivo Patriotism c'è. L'aggettivo Patriotic c'è. E a parte la Francia, forse non so immaginare un Paese più patriottico dell'America. Ah! Io mi son tanto commossa a vedere quegli operai che stringendo il pugno e sventolando la bandiera ruggivano Iuessè-Iuessè-Iuessè, senza che nessuno glielo ordinasse. E ho provato una specie di umiliazione. Perché gli operai italiani che sventolano il tricolore e ruggiscono Italia-Italia io non li so immaginare. Nei cortei e nei comizi gli ho visto sventolare tante bandiere rosse. Fiumi, laghi, di bandiere rosse. Ma di bandiere tricolori gliene ho sempre viste sventolar pochine. Anzi nessuna. Mal guidati o tiranneggiati da una sinistra arrogante e devota all'Unione Sovietica, le bandiere tricolori le hanno sempre lasciate agli avversari. E non è che gli avversari ne abbiano fatto buon uso, direi. Non ne hanno fatto nemmeno spreco, graziaddio. E quelli che vanno alla Messa, idem. Quanto al becero con la camicia verde e la cravatta verde, non sa nemmeno quali siano i colori del tricolore. Mi-sun-lumbard, mi-sun-lumbard. Quello vorrebbe riportarci alle guerre tra Firenze e Siena. Risultato, oggi la bandiera italiana la vedi soltanto alle Olimpiadi se per caso vinci una medaglia. Peggio: la vedi soltanto negli stadi, quando c'è una partita internazionale di calcio. Unica occasione, peraltro, in cui riesci a udire il grido Italia-Italia.
Eh! C'è una bella differenza tra un paese nel quale la bandiera della Patria viene sventolata dai teppisti negli stadi e basta, e un paese nel quale viene sventolata dal popolo intero. Ad esempio, dagli irreggimentabili operai che scavano nelle rovine per tirar fuori qualche orecchio o qualche naso delle creature massacrate dai figli di Allah. Oppure per raccogliere quel caffè macinato.

Il fatto è che l'America è un paese speciale, caro mio. Un paese da invidiare, di cui esser gelosi, per cose che non hanno nulla a che fare con la ricchezza eccetera. Lo è perché è nato da un bisogno dell'anima, il bisogno d'avere una patria, e dall'idea più sublime che l'Uomo abbia mai concepito: l'idea della Libertà, anzi della libertà sposata all'idea di uguaglianza. Lo è anche perché a quel tempo l'idea di libertà non era di moda. L'idea di uguaglianza, nemmeno. Non ne parlavano che certi filosofi detti Illuministi, di queste cose. Non li trovavi che in un costosissimo librone a puntate detto l'Encyclopedie, questi concetti. E a parte gli scrittori o gli altri intellettuali, a parte i principi e i signori che avevano i soldi per comprare il librone o i libri che avevano ispirato il librone, chi ne sapeva nulla dell'Illuminismo? Non era mica roba da mangiare, l'Illuminismo! Non ne parlavan neppure i rivoluzionari della Rivoluzione Francese, visto che la Rivoluzione Francese sarebbe incominciata nel 1789 ossia tredici anni dopo la Rivoluzione Americana che scoppiò nel 1776. (Altro particolare che gli antiamericani del bene-agli-americani-gli-sta-bene ignorano o fingono di dimenticare. Razza di ipocriti).

È un paese speciale, un paese da invidiare, inoltre, perché quell'idea venne capita da contadini spesso analfabeti o comunque ineducati. I contadini delle colonie americane. E perché venne materializzata da un piccolo gruppo di leader straordinari: da uomini di grande cultura, di gran qualità. The Founding Fathers, i Padri Fondatori. Ma hai idea di chi fossero i Padri Fondatori, i Benjamin Franklin e i Thomas Jefferson e i Thomas Paine e i John Adams e i George Washington eccetera? Altro che gli avvocaticchi (come giustamente li chiamava Vittorio Alfieri) della Rivoluzione Francese! Altro che i cupi e isterici boia del Terrore, i Marat e i Danton e i Saint Just e i Robespierre! Erano tipi, i Padri Fondatori, che il greco e il latino lo conoscevano come gli insegnanti italiani di greco e di latino (ammesso che ne esistano ancora) non lo conosceranno mai. Tipi che in greco s'eran letti Aristotele e Platone, che in latino s'eran letti Seneca e Cicerone, e che i principii della democrazia greca se l'eran studiati come nemmeno i marxisti del mio tempo studiavano la teoria del plusvalore. (Ammesso che la studiassero davvero). Jefferson conosceva anche l'italiano. (Lui diceva «toscano»). In italiano parlava e leggeva con gran speditezza. Infatti con le duemila piantine di vite e le mille piantine di olivo e la carta da musica che in Virginia scarseggiava, nel 1774 il fiorentino Filippo Mazzei gli aveva portato varie copie d'un libro scritto da un certo Cesare Beccaria e intitolato «Dei Delitti e delle Pene». Quanto all'autodidatta Franklin, era un genio. Scienziato, stampatore, editore, scrittore, giornalista, politico, inventore. Nel 1752 aveva scoperto la natura elettrica del fulmine e aveva inventato il parafulmine. Scusa se è poco. E fu con questi leader straordinari, questi uomini di gran qualità, che nel 1776 i contadini spesso analfabeti e comunque ineducati si ribellarono all'Inghilterra. Fecero la guerra d'indipendenza, la Rivoluzione Americana.

Bè... Nonostante i fucili e la polvere da sparo, nonostante i morti che ogni guerra costa, non la fecero coi fiumi di sangue della futura Rivoluzione Francese. Non la fecero con la ghigliottina e coi massacri della Vandea. La fecero con un foglio che insieme al bisogno dell'anima, il bisogno d'avere una patria, concretizzava la sublime idea della libertà anzi della libertà sposata all'uguaglianza. La Dichiarazione d'Indipendenza. «We hold these Truths to be self-evident... Noi riteniamo evidenti queste verità. Che tutti gli Uomini sono creati uguali. Che sono dotati dal Creatore di certi inalienabili Diritti. Che tra questi Diritti v'è il diritto alla Vita, alla Libertà, alla Ricerca della Felicità. Che per assicurare questi Diritti gli Uomini devono istituire i governi...». E quel foglio che dalla Rivoluzione Francese in poi tutti gli abbiamo bene o male copiato, o al quale ci siamo ispirati, costituisce ancora la spina dorsale dell'America. La linfa vitale di questa nazione. Sai perché? Perché trasforma i sudditi in cittadini. Perché trasforma la plebe in Popolo. Perché la invita anzi le ordina di governarsi, d'esprimere le proprie individualità, di cercare la propria felicità. Tutto il contrario di ciò che il comunismo faceva proibendo alla gente di ribellarsi, governarsi, esprimersi, arricchirsi, e mettendo Sua Maestà lo Stato al posto dei soliti re. «Il comunismo è un regime monarchico, una monarchia di vecchio stampo. In quanto tale taglia le palle agli uomini. E quando a un uomo gli tagli le palle non è più un uomo» diceva mio padre. Diceva anche che invece di riscattare la plebe il comunismo trasformava tutti in plebe. Rendeva tutti morti di fame.
Bè, secondo me l'America riscatta la plebe. Sono tutti plebei, in America. Bianchi, neri, gialli, marroni, viola, stupidi, intelligenti, poveri, ricchi. Anzi i più plebei sono proprio i ricchi. Nella maggioranza dei casi, certi piercoli! Rozzi, maleducati. Lo vedi subito che non hanno mai letto Monsignor della Casa, che non hanno mai avuto nulla a che fare con la raffinatezza e il buon gusto e la sophistication. Nonostante i soldi che sprecano nel vestirsi, ad esempio, son così ineleganti che in paragone la regina d'Inghilterra sembra chic. Però sono riscattati, perdio. E a questo mondo non c'è nulla di più forte, di più potente, della plebe riscattata. Ti rompi sempre le corna con la Plebe Riscattata. E con l'America le corna se le sono sempre rotte tutti. Inglesi, tedeschi, messicani, russi, nazisti, fascisti, comunisti. Da ultimo se le son rotte perfino i vietnamiti che dopo la vittoria son dovuti scendere a patti con loro sicché quando un ex presidente degli Stati Uniti va a fargli una visitina toccano il cielo con un dito. «Bienvenu, Monsieur le President, bienvenu!». Il guaio è che i vietnamiti non pregano Allah. E con i figli di Allah la faccenda sarà dura. Molto lunga e molto dura. Ammenoché il resto dell'Occidente non smetta di farsela addosso. E ragioni un po' e gli dia una mano.

Non sto parlando, ovvio, alle iene che se la godono a veder le immagini delle macerie e ridacchiano bene-agli-americani-gli-sta-bene. Sto parlando alle persone che pur non essendo stupide o cattive, si cullano ancora nella prudenza e nel dubbio. E a loro dico: sveglia, gente, sveglia! Intimiditi come siete dalla paura d'andar contro corrente cioè d'apparire razzisti (parola oltretutto impropria perché il discorso non è su una razza, è su una religione), non capite o non volete capire che qui è in atto una Crociata alla rovescia. Abituati come siete al doppio gioco, accecati come siete dalla miopia, non capite o non volete capire che qui è in atto una guerra di religione. Voluta e dichiarata da una frangia di quella religione, forse, comunque una guerra di religione. Una guerra che essi chiamano Jihad. Guerra Santa. Una guerra che non mira alla conquista del nostro territorio, forse, ma che certamente mira alla conquista delle nostre anime. Alla scomparsa della nostra libertà e della nostra civiltà. All'annientamento del nostro modo di vivere e di morire, del nostro modo di pregare o non pregare, del nostro modo di mangiare e bere e vestirci e divertirci e informarci… Non capite o non volete capire che se non ci si oppone, se non ci si difende, se non si combatte, la Jihad vincerà. E distruggerà il mondo che bene o male siamo riusciti a costruire, a cambiare, a migliorare, a rendere un po' più intelligente cioè meno bigotto o addirittura non bigotto. E con quello distruggerà la nostra cultura, la nostra arte, la nostra scienza, la nostra morale, i nostri valori, i nostri piaceri... Cristo! Non vi rendete conto che gli Usama Bin Laden si ritengono autorizzati a uccidere voi e i vostri bambini perché bevete il vino o la birra, perché non portate la barba lunga o il chador, perché andate al teatro e al cinema, perché ascoltate la musica e cantate le canzonette, perché ballate nelle discoteche o a casa vostra, perché guardate la televisione, perché portate la minigonna o i calzoncini corti, perché al mare o in piscina state ignudi o quasi ignudi, perché scopate quando vi pare e dove vi pare e con chi vi pare? Non v'importa neanche di questo, scemi? Io sono atea, graziaddio. E non ho alcuna intenzione di lasciarmi ammazzare perché lo sono.
Da vent'anni lo dico, da vent'anni. Con una certa mitezza, non con questa passione, vent'anni fa su questa roba scrissi un articolo di fondo per il «Corriere». Era l'articolo di una persona abituata a stare con tutte le razze e tutti i credi, d'una cittadina abituata a combattere tutti i fascismi e tutte le intolleranze, d'una laica senza tabù. Ma era anche l'articolo di una persona indignata con chi non sentiva il puzzo di una Guerra Santa a venire, e ai figli di Allah gliene perdonava un po' troppe. Feci un ragionamento che suonava press'appoco così, vent'anni fa. «Che senso ha rispettare chi non rispetta noi? Che senso ha difendere la loro cultura o presunta cultura quando loro disprezzano la nostra? Io voglio difendere la nostra, e v'informo che Dante Alighieri mi piace più di Omar Khayan». Apriti cielo. Mi crocifissero. «Razzista, razzista!». Eh, furono gli stessi progressisti (a quel tempo si chiamavano comunisti) a crocifiggermi. Del resto quell'insulto me lo presi anche quando i sovietici invasero l'Afghanistan. Li ricordi quei barbuti con la sottana e il turbante che prima di sparare il mortaio, anzi a ciascun colpo di mortaio, berciavano le lodi del Signore? «Allah akbar! Allah akbar!». Io li ricordo bene. E a veder accoppiare la parola Dio al colpo di mortaio, mi venivano i brividi. Mi pareva d'essere nel Medioevo, e dicevo: «I sovietici sono quello che sono. Però bisogna ammettere che a far quella guerra proteggono anche noi. E li ringrazio». Riapriti cielo. «Razzista, razzista!». Nella loro cecàggine non volevan neanche sentirmi parlare delle mostruosità che i figli di Allah commettevano sui militari fatti prigionieri. (Gli segavano le braccia e le gambe, rammenti? Un vizietto a cui s'erano già abbandonati in Libano coi prigionieri cristiani ed ebrei). Non volevano che lo dicessi, no. E pur di fare i progressisti applaudivano gli americani che rincretiniti dalla paura dell’Unione Sovietica riempivan di armi l'eroico-popolo-afghano. Addestravano i barbuti, e coi barbuti un barbutissimo Usama Bin Laden. Via-i-russi-dall'Afghanistaaaan! I-russi- devono-andarsene-dall'Afghanistaaaan! Bè, i russi se ne sono andati dall'Afghanistan: contenti? E dall'Afghanistan i barbuti del barbutissimo Usama Bin Laden sono arrivati a New York con gli sbarbati siriani egiziani iracheni libanesi palestinesi sauditi che componevano la banda dei diciannove kamikaze identificati: contenti? Peggio: ora qui si discute sul prossimo attacco che ci colpirà con le armi chimiche, biologiche, radioattive, nucleari. Si dice che la nuova strage è inevitabile perché l’Iraq gli fornisce il materiale. Si parla di vaccinazioni, di maschere a gas, di peste. Ci si chiede quando avverrà... Contenti?
Alcuni non sono né contenti né scontenti. Se ne fregano e basta. Tanto l'America è lontana, tra l'Europa e l'America c'è un oceano... Eh, no, cari miei. No. C'è un filo d'acqua. Perché quando è in ballo il destino dell'Occidente, la sopravvivenza della nostra civiltà, New York siamo noi. L'America siamo noi. Noi italiani, noi francesi, noi inglesi, noi tedeschi, noi austriaci, noi ungheresi, noi slovacchi, noi polacchi, noi scandinavi, noi belgi, noi spagnoli, noi greci, noi portoghesi. Se crolla l'America, crolla l'Europa. Crolla l'Occidente, crolliamo noi. E non solo in senso finanziario cioè nel senso che, mi pare, vi preoccupa di più. (Una volta, ero giovane e ingenua, dissi ad Arthur Miller: «Gli americani misurano tutto coi soldi, non pensano che ai soldi». E Arthur Miller mi rispose: «Voi no?»). In tutti i sensi crolliamo, caro mio. E al posto delle campane ci ritroviamo i muezzin, al posto delle minigonne ci ritroviamo il chador, al posto del cognacchino il latte di cammella. Neanche questo capite, neanche questo volete capire?!? Blair lo ha capito. È venuto qui e ha portato anzi rinnovato a Bush la solidarietà degli inglesi. Non una solidarietà espressa con le chiacchiere e i piagnistei: una solidarietà basata sulla caccia ai terroristi e sull’alleanza militare. Chirac, no. Come sai la scorsa settimana era qui in visita ufficiale.
Una visita prevista da tempo, non una visita ad hoc. Ha visto le macerie delle due torri, ha saputo che i morti sono un numero incalcolabile anzi inconfessabile, ma non s'è sbilanciato. Durante l'intervista alla Cnn ben quattro volte la ma amica Cristiana Amanpour gli ha chiesto in qual modo e in qual misura intendesse schierarsi contro questa Jihad, e per quattro volte Chirac ha evitato una risposta. È sgusciato via come un'anguilla. Veniva voglia di gridargli: «Monsieur le President! Ricorda lo sbarco in Normandia? Lo sa quanti americani sono crepati in Normandia per cacciare i nazisti anche dalla Francia?». Escluso Blair, del resto, neanche fra gli altri europei vedo Riccardi Cuor di Leone. E tantomeno ne vedo in Italia dove il governo non ha individuato quindi arrestato alcun complice o sospetto complice di Usama Bin Laden. Perdio, signor cavaliere, perdio! Malgrado la paura della guerra, in ogni paese d'Europa è stato individuato e arrestato qualche complice di Usama Bin Laden. In Francia, in Germania, in Inghilterra, in Spagna... Ma in Italia dove le moschee di Milano e di Torino e di Roma traboccano di mascalzoni che inneggiano a Usama Bin Laden, di terroristi in attesa di far saltare in aria la Cupola di San Pietro, nessuno. Zero. Nulla. Nessuno. Mi spieghi, signor cavaliere: son così incapaci i Suoi poliziotti e carabinieri? Son così coglioni i Suoi servizi segreti? Son così scemi i Suoi funzionari? E son tutti stinchi di santo, tutti estranei a ciò che è successo e succede, i figli di Allah che ospitiamo? Oppure a fare le indagini giuste, a individuare e arrestare chi finoggi non avete individuato e arrestato, Lei teme di subire il solito ricatto razzista-razzista? Io, vede, no.
Cristo! Io non nego a nessuno il diritto di avere paura. Chi non ha paura della guerra è un cretino. E chi vuol far credere di non avere paura alla guerra, l’ho scritto mille volte, è insieme un cretino e un bugiardo. Ma nella Vita e nella Storia vi sono casi in cui non è lecito aver paura. Casi in cui aver paura è immorale e incivile. E quelli che, per debolezza o mancanza di coraggio o abitudine a tenere il piede in due staffe si sottraggono a questa tragedia, a me sembrano masochisti.

Masochisti, sì, masochisti. Perché vogliamo farlo questo discorso su ciò che tu chiami Contrasto-fra-le-Due-Culture? Bè, se vuoi proprio saperlo, a me dà fastidio perfino parlare di due culture: metterle sullo stesso piano come se fossero due realtà parallele, di uguale peso e di uguale misura. Perché dietro la nostra civiltà c'è Omero, c'è Socrate, c'è Platone, c'è Aristotele, c'è Fidia, perdio. C'è l'antica Grecia col suo Partenone e la sua scoperta della Democrazia. C'è l'antica Roma con la sua grandezza, le sue leggi, il suo concetto della Legge. Le sue sculture, la sua letteratura, la sua architettura. I suoi palazzi e i suoi anfiteatri, i suoi acquedotti, i suoi ponti, le sue strade. C'è un rivoluzionario, quel Cristo morto in croce, che ci ha insegnato (e pazienza se non lo abbiamo imparato) il concetto dell'amore e della giustizia. C'è anche una Chiesa che mi ha dato l'Inquisizione, d'accordo. Che mi ha torturato e bruciato mille volte sul rogo, d'accordo. Che mi ha oppresso per secoli, che per secoli mi ha costretto a scolpire e dipingere solo Cristi e Madonne, che mi ha quasi ammazzato Galileo Galilei. Me lo ha umiliato, me lo ha zittito. Però ha dato anche un gran contributo alla Storia del Pensiero: sì o no? E poi dietro la nostra civiltà c'è il Rinascimento. C'è Leonardo da Vinci, c'è Michelangelo, c'è Raffaello, c’è la musica di Bach e di Mozart e di Beethoven. Su su fino a Rossini e Donizetti e Verdi and Company. Quella musica senza la quale noi non sappiamo vivere e che nella loro cultura o supposta cultura è proibita. Guai se fischi una canzonetta o mugoli il coro del Nabucco. E infine c'è la Scienza, perdio. Una scienza che ha capito parecchie malattie e le cura. Io sono ancora viva, per ora, grazie alla nostra scienza: non quella di Maometto. Una scienza che ha inventato macchine meravigliose. Il treno, l'automobile, l'aereo, le astronavi con cui siamo andati sulla Luna e su Marte e presto andremo chissàddove. Una scienza che ha cambiato la faccia di questo pianeta con l'elettricità, la radio, il telefono, la televisione, e a proposito: è vero che i santoni della sinistra non vogliono dire ciò che ho appena detto?!? Dio, che bischeri! Non cambieranno mai. Ed ora ecco la fatale domanda: dietro all’altra cultura che c’è?
Boh! Cerca cerca, io non ci trovo che Maometto col suo Corano e Averroè coi suoi meriti di studioso. (I Commentari su Aristotele eccetera), Arafat ci trova anche i numeri e la matematica. Di nuovo berciandomi addosso, di nuovo coprendomi di saliva, nel 1972 mi disse che la sua cultura era superiore alla mia, molto superiore alla mia, perché i suoi nonni avevano inventato i numeri e la matematica. Ma Arafat ha la memoria corta. Per questo cambia idea e si smentisce ogni cinque minuti. I suoi nonni non hanno inventato i numeri e la matematica. Hanno inventato la grafia dei numeri che anche noi infedeli adopriamo, e la matematica è stata concepita quasi contemporaneamente da tutte le antiche civiltà. In Mesopotamia, in Grecia, in India, in Cina, in Egitto, tra i Maya... I suoi nonni, Illustre Signor Arafat, non ci hanno lasciato che qualche bella moschea e un libro col quale da millequattrocento anni mi rompono le scatole più di quanto i cristiani me le rompano con la Bibbia e gli ebrei con la Torah. E ora vediamo quali sono i pregi che distinguono questo Corano. Davvero pregi? Dacché i figli di Allah hanno semidistrutto New York, gli esperti dell'Islam non fanno che cantarmi le lodi di Maometto: spiegarmi che il Corano predica la pace e la fratellanza e la giustizia. (Del resto lo dice anche Bush, povero Bush. E va da sé che Bush deve tenersi buoni i ventiquattro milioni di americani-musulmani, convincerli a spifferare quel che sanno sugli eventuali parenti o amici o conoscenti devoti a Usama Bin Laden). Ma allora come la mettiamo con la storia dell'Occhio-per-Occhio-Dente-per-Dente? Come la mettiamo con la faccenda del chador anzi del velo che copre il volto delle musulmane, sicché per dare una sbirciata al prossimo quelle infelici devon guardare attraverso una fitta rete posta all'altezza degli occhi? Come la mettiamo con la poligamia e col principio che le donne debbano contare meno dei cammelli, che non debbano andare a scuola, non debbano andare dal dottore, non debbano farsi fotografare eccetera? Come la mettiamo col veto degli alcolici e la pena di morte per chi li beve? Anche questo sta nel Corano. E non mi sembra mica tanto giusto, tanto fraterno, tanto pacifico.
Ecco dunque la mia risposta alla tua domanda sul Contrasto-delle-Due-Culture. Al mondo c'è posto per tutti, dico io. A casa propria tutti fanno quel che gli pare. E se in alcuni paesi le donne sono così stupide da accettare il chador anzi il velo da cui si guarda attraverso una fitta rete posta all'altezza degli occhi, peggio per loro. Se son così scimunite da accettar di non andare a scuola, non andar dal dottore, non farsi fotografare eccetera, peggio per loro. Se son così minchione da sposare uno stronzo che vuole quattro mogli, peggio per loro. Se i loro uomini sono così grulli da non bere la birra e il vino, idem. Non sarò io a impedirglielo. Ci mancherebbe altro. Sono stata educata nel concetto di libertà, io, e la mia mamma diceva: «Il mondo è bello perché è vario». Ma se pretendono d'imporre le stesse cose a me, a casa mia... Lo pretendono. Usama Bin Laden afferma che l'intero pianeta Terra deve diventar musulmano, che dobbiamo convertirci all'Islam, che con le buone o con le cattive lui ci convertirà, che a tal scopo ci massacra e continuerà a massacrarci. E questo non può piacerci, no. Deve metterci addosso una gran voglia di rovesciar le carte, ammazzare lui. Però la cosa non si risolve, non si esaurisce, con la morte di Usama Bin Laden. Perché gli Usama Bin Laden sono decine di migliaia, ormai, e non stanno soltanto in Afghanistan o negli altri paesi arabi. Stanno dappertutto, e i più agguerriti stanno proprio in Occidente. Nelle nostre città, nelle nostre strade, nelle nostre università, nei gangli della tecnologia. Quella tecnologia che qualsiasi ottuso può maneggiare. La Crociata è in atto da tempo. E funziona come un orologio svizzero, sostenuta da una fede e da una perfidia paragonabile soltanto alla fede e alla perfidia di Torquemada quando gestiva l'Inquisizione. Infatti trattare con loro è impossibile. Ragionarci, impensabile. Trattarli con indulgenza o tolleranza o speranza, un suicidio. E chi crede il contrario è un illuso.

***

Te lo dice una che quel tipo di fanatismo lo ha conosciuto abbastanza bene in Iran, in Pakistan, in Bangladesh, in Arabia Saudita, in Kuwait, in Libia, in Giordania, in Libano, e a casa sua. Cioè in Italia. Lo ha conosciuto, ed anche attraverso episodi triviali, anzi grotteschi, ne ha avuto raggelanti conferme. Io non dimentico mai quel che mi accadde all'ambasciata iraniana di Roma quando chiesi il visto per recarmi a Teheran, per intervistare Khomeini, e mi presentai con le unghie smaltate di rosso. Per loro, segno di immoralità. Mi trattarono come una prostituta da bruciare sul rogo. Mi ingiunsero di levarlo immediatamente quel rosso. E se non gli avessi detto anzi urlato che cosa gradivo levare, anzi tagliare a loro... Non dimentico nemmeno quel che mi accadde a Qom, la città santa di Khomeini, dove in quanto donna venni respinta da tutti gli alberghi. Per intervistare Khomeini dovevo mettermi il chador, per mettermi il chador dovevo togliermi i blue jeans, per togliermi i blue jeans dovevo appartarmi, e naturalmente avrei potuto effettuare l'operazione nell'automobile con la quale ero giunta da Teheran.
Ma l'interprete me lo impedì. Lei-è-pazza, lei-è-pazza, a-fare-una-cosa-simile-a-Qom-si-finisce-fucilati. Preferì portarmi all'ex Palazzo Reale dove un custode pietoso ci ospitò, ci prestò l'ex Sala del Trono. Infatti io mi sentivo come la Madonna che per dare alla luce il Bambin Gesù si rifugia insieme a Giuseppe nella stalla scaldata dall'asino e dal bue. Ma a un uomo e a una donna non sposati fra loro il Corano vieta di appartarsi dietro una porta chiusa, ahimé, e d'un tratto la porta si aprì. Il mullah addetto al Controllo della Moralità irruppe strillando vergogna-vergogna, peccato-peccato, e v'era solo un modo per non finire fucilati: sposarsi. Firmare l'atto di matrimonio a scadenza (quattro mesi) che il mullah ci sventolava sulla faccia. Il guaio è che l'interprete aveva una moglie spagnola, una certa Consuelo per nulla disposta ad accettare la poligamia, e io non volevo sposare nessuno. Tantomeno un iraniano con la moglie spagnola e nient'affatto disposta ad accettare la poligamia. Nel medesimo tempo non volevo finir fucilata ossia perdere l'intervista con Khomeini. In tal dilemma mi dibattevo e...
Ridi, ne son certa. Ti sembrano barzellette. Bè, allora il seguito di questo episodio non te lo racconto. Per farti piangere ti racconto quello dei dodici giovanotti impuri che finita la guerra del Bangladesh vidi giustiziare a Dacca. Li giustiziarono sul campo dello stadio di Dacca, a colpi di baionetta nel torace o nel ventre, e alla presenza di ventimila fedeli che dalle tribune applaudivano in nome di Dio. Tuonavano «Allah akbar, Allah akbar». Lo so, lo so: nel Colosseo gli antichi romani, quegli antichi romani di cui la mia cultura va fiera, si divertivano a veder morire i cristiani dati in pasto ai leoni. Lo so, lo so: in tutti i paesi d'Europa i cristiani, quei cristiani ai quali malgrado il mio ateismo riconosco il contributo che hanno dato alla Storia del Pensiero, si divertivano a veder bruciare gli eretici. Però è trascorso parecchio tempo, siamo diventati un pochino più civili, e anche i figli di Allah dovrebbero aver compreso che certe cose non si fanno. Dopo i dodici giovanotti impuri ammazzarono un bambino che per salvare il fratello condannato a morte s'era buttato sui giustizieri. A lui schiacciarono la testa con gli scarponi da militare. E se non ci credi, bè: rileggi la mia cronaca o la cronaca dei giornalisti francesi e tedeschi che inorriditi quanto me erano lì con me. Meglio: guardati le fotografie che uno di essi scattò. Comunque il punto che mi preme sottolineare non è questo. È che, concluso lo scempio, i ventimila fedeli (molte donne) lasciarono le tribune e scesero nel campo. Non in maniera scomposta, cialtrona, no. In maniera ordinata, solenne. Lentamente composero un corteo e, sempre in nome di Dio, passarono sopra i cadaveri. Sempre tuonando Allah-akbar, Allah-akbar. Li distrussero come le due Torri di New York. Li ridussero a un tappeto sanguinolento di ossa spiaccicate.
Oh, potrei continuare all'infinito. Dirti cose mai dette, cose da farti rizzare i capelli in testa. Su quel rimbambito di Khomeini, ad esempio, che dopo l'intervista tenne un comizio a Qom per dichiarare che io lo accusavo di tagliare i seni alle donne. Da tale comizio ricavò un video che per mesi venne trasmesso alla televisione di Teheran sicché, quando l'anno successivo tornai a Teheran, venni arrestata appena scesa dall'aereo. E la vidi brutta, sai, proprio brutta. Era il periodo degli ostaggi americani... potrei parlarti di quel Mujib Rahman che, sempre a Dacca, aveva ordinato ai suoi guerriglieri di eliminarmi in quanto europea pericolosa, e meno male che a rischio della propria vita un colonnello inglese mi salvò. O di quel palestinese di nome Habash che per venti minuti mi fece tenere un mitragliatore puntato alla testa. Dio, che gente! I soli coi quali abbia avuto un rapporto civile restano il povero Alì Bhutto cioè il primo ministro del Pakistan, morto impiccato perché troppo amico dell’Occidente, e il bravissimo re di Giordania: re Hussein. Ma quei due erano musulmani quanto io son cattolica. Comunque voglio darti la conclusione del mio ragionamento. Una conclusione che non piacerà a molti, visto che difendere la propria cultura, in Italia, sta diventando peccato mortale. E visto che intimiditi dall’impropria parola «razzista», tutti tacciono come conigli.

Io non vado a rizzare tende alla Mecca. Io non vado a cantar Paternostri e Avemarie dinanzi alla tomba di Maometto. Io non vado a fare pipì sui marmi delle loro moschee, non vado a fare la cacca ai piedi dei loro minareti. Quando mi trovo nei loro paesi (cosa dalla quale non traggo mai diletto) non dimentico mai d'essere un'ospite e una straniera. Sto attenta a non offenderli con abiti o gesti o comportamenti che per noi sono normali e per loro inammissibili. Li tratto con doveroso rispetto, doverosa cortesia, mi scuso se per sbadatezza o ignoranza infrango qualche loro regola o superstizione. E questo urlo di dolore e di sdegno io te l'ho scritto avendo dinanzi agli occhi immagini che non sempre mi davano le apocalittiche scene con le quali ho incominciato il discorso. A volte invece di quelle vedevo l'immagine per me simbolica (quindi infuriante) della gran tenda con cui un'estate fa i mussulmani somali sfregiarono e smerdarono e oltraggiarono per tre mesi piazza del Duomo a Firenze. La mia città.

Una tenda rizzata per biasimare condannare insultare il governo italiano che li ospitava ma non gli concedeva le carte necessarie a scorrazzare per l’Europa e non gli lasciava portare in Italia le orde dei loro parenti. Mamme, babbi, fratelli, sorelle, zii, zie, cugini, cognate incinte, e magari i parenti dei parenti. Una tenda situata accanto al bel palazzo dell'Arcivescovado sul cui marciapiede tenevano le scarpe o le ciabatte che nei loro paesi allineano fuori dalle moschee. E insieme alle scarpe o le ciabatte, le bottiglie vuote dell'acqua con cui si lavavano i piedi prima della preghiera. Una tenda posta di fronte alla cattedrale con la cupola del Brunelleschi, e a lato del Battistero con le porte d'oro del Ghiberti. Una tenda, infine, arredata come un rozzo appartamentino: sedie, tavolini, chaise-longues, materassi per dormire e per scopare, fornelli per cuocere il cibo e appestare la piazza col fumo e col puzzo. E, grazie alla consueta incoscienza dell'Enel che alle nostre opere d'arte tiene quanto tiene al nostro paesaggio, fornita di luce elettrica. Grazie a un radio-registratore, arricchita dalla vociaccia sguaiata d'un muezzin che puntualmente esortava i fedeli, assordava gli infedeli, e soffocava il suono delle campane. Insieme a tutto ciò, le gialle strisciate di urina che profanavano i marmi del Battistero. (Perbacco! Hanno la gettata lunga, questi figli di Allah! Ma come facevano a colpire l'obiettivo separato dalla ringhiera di protezione e quindi distante quasi due metri dal loro apparato urinario?) Con le gialle strisciate di urina, il fetore dello sterco che bloccava il portone di San Salvatore al Vescovo: la squisita chiesa romanica (anno Mille) che sta alle spalle di piazza del Duomo e che i figli di Allah avevano trasformato in cacatoio. Lo sai bene.

Lo sai bene perché fui io a chiamarti, pregarti di parlarne sul «Corriere», ricordi? Chiamai anche il sindaco che, glielo concedo, venne gentilmente a casa mia. Mi ascoltò, mi dette ragione. «Ha ragione, ha proprio ragione...». Ma la tenda non la tolse. Se ne dimenticò o non gli riuscì. Chiamai anche il ministro degli Esteri che era un fiorentino, anzi uno di quei fiorentini che parlano con l'accento molto fiorentino, nonché coinvolto nella faccenda. E pure lui, glielo concedo, mi ascoltò. Mi dette ragione: «Eh, sì. Ha ragione, sì». Ma per toglier la tenda non mosse un dito e, quanto ai figli di Allah che urinavano sul Battistero e smerdavano San Salvatore al Vescovo, presto li accontentò. (Mi risulta che i babbi e le mamme e i fratelli e le sorelle e gli zii e le zie e i cugini e le cognate incinte ora stiano dove volevano stare). Cioè a Firenze e in altre città d’Europa. Allora cambiai sistema. Chiamai un simpatico poliziotto che dirige l'ufficio-sicurezza e gli dissi: «Caro poliziotto, io non sono un politico. Quando dico di fare una cosa, la faccio. Inoltre conosco la guerra e di certe cose me ne intendo. Se entro domani non levate la fottuta tenda, io la brucio. Giuro sul mio onore che la brucio, che neanche un reggimento di carabinieri riuscirebbe a impedirmelo, e per questo voglio essere arrestata. Portata in galera con le manette. Così finisco su tutti i giornali». Bè, essendo più intelligente degli altri, nel giro di poche ore lui la levò. Al posto della tenda rimase soltanto un'immensa e disgustosa macchia di sudiciume. Però fu una vittoria di Pirro. Lo fu in quanto non influì per niente sugli altri scempi che da anni feriscono e umiliano quella che era la capitale dell'arte e della cultura e della bellezza, non scoraggiò per niente gli altri arrogantissimi ospiti della città: gli albanesi, i sudanesi, i bengalesi, i tunisini, gli algerini, i pakistani, i nigeriani che con tanto fervore contribuiscono al commercio della droga e della prostituzione a quanto pare non proibito dal Corano. Eh, sì: sono tutti dov'erano prima che il mio poliziotto togliesse la tenda. Dentro il piazzale degli Uffizi, ai piedi della Torre di Giotto. Dinanzi alla Loggia dell'Orcagna, intorno alle Logge del Porcellino. Di faccia alla Biblioteca Nazionale, all'entrata dei musei. Sul Ponte Vecchio dove ogni tanto si pigliano a coltellate o a revolverate. Sui Lungarni dove hanno preteso e ottenuto che il Municipio li finanziasse (Sissignori, li finanziasse). Sul sagrato della Chiesa di San Lorenzo dove si ubriacano col vino e la birra e i liquori, razza di ipocriti, e dove dicono oscenità alle donne. (La scorsa estate, su quel sagrato, le dissero perfino a me che ormai sono un'antica signora. E va da sé che mal gliene incolse. Oooh, se mal gliene incolse! Uno sta ancora lì a mugulare sui suoi genitali). Nelle storiche strade dove bivaccano col pretesto di vender-la-merce. Per merce intendi borse e valige copiate dai modelli protetti da brevetto, quindi illegali, gigantografie, matite, statuette africane che i turisti ignoranti credono sculture del Bernini, roba-da-annusare. («Je connais mes droits, conosco i miei diritti» mi sibilò, sul Ponte Vecchio, uno a cui avevo visto vendere la roba-da-annusare). E guai se il cittadino protesta, guai se gli risponde quei-diritti-vai-ad-esercitarli-a-casa-tua. «Razzista, razzista!». Guai se camminando tra la merce che blocca il passaggio un pedone gli sfiora la presunta scultura del Bernini. «Razzista, razzista!». Guai se un Vigile Urbano gli si avvicina, azzarda: «Signor figlio di Allah, Eccellenza, le dispiacerebbe spostarsi un capellino e lasciar passare la gente?». Se lo mangiano vivo. Lo aggrediscono col coltello. Come minimo, gli insultano la mamma e la progenie. «Razzista, razzista!». E la gente sopporta, rassegnata. Non reagisce nemmeno se gli gridi ciò che il mio babbo urlava durante il fascismo: «Ma non ve ne importa nulla della dignità? Non ce l'avete un po' d'orgoglio, pecoroni?».
Succede anche nelle altre città, lo so. A Torino, per esempio. Quella Torino che fece l'Italia e che ormai non sembra nemmeno una città italiana. Sembra Algeri, Dacca, Nairobi, Damasco, Beirut. A Venezia. Quella Venezia dove i piccioni di piazza San Marco sono stati sostituiti dai tappetini con la «merce» e perfino Otello si sentirebbe a disagio. A Genova. Quella Genova dove i meravigliosi palazzi che Rubens ammirava tanto sono stati sequestrati da loro e deperiscono come belle donne stuprate. A Roma. Quella Roma dove il cinismo della politica d'ogni menzogna e d'ogni colore li corteggia nella speranza d'ottenerne il futuro voto, e dove a proteggerli c'è lo stesso Papa. (Santità, perché in nome del Dio Unico non se li prende in Vaticano? A condizione che non smerdino anche la Cappella Sistina e le statue di Michelangelo e i dipinti di Raffaello: sia chiaro). Mah! Ora son io che non capisco. Anziché figli-di-Allah in Italia li chiamano «lavoratori stranieri». Oppure «mano-d'opera-di-cui-v'è-bisogno». E sul fatto che alcuni di loro lavorino, non ho alcun dubbio. Gli italiani son diventati talmente signorini. Vanno in vacanza alle Seychelles, vengon a New York per comprare i lenzuoli da Bloomingdale's. Si vergognano a fare gli operai e i contadini, e non puoi più associarli col proletariato. Ma quelli di cui parlo, che lavoratori sono? Che lavoro fanno? In che modo suppliscono al bisogno della mano d'opera che l'ex proletariato italiano non fornisce più? Bivaccando nella città col pretesto della merce-da-vendere? Bighellonando e deturpando i nostri monumenti? Pregando cinque volte al giorno? E poi c'è un'altra cosa che non capisco. Se davvero son tanto poveri, chi glieli dà i soldi per il viaggio sulla nave o sul gommone che li porta in Italia? Chi glieli dà i dieci milioni a testa (come minimo dieci milioni) necessari a comprarsi il biglietto? Non glieli darà mica Usama Bin Laden allo scopo d’avviare una conquista che non è solo una conquista di anime, è anche una conquista di territorio?
Bè, anche se non glieli dà, questa faccenda non mi convince. Anche se i nostri ospiti sono assolutamente innocenti, anche se fra loro non c'è nessuno che vuole distruggermi la Torre di Pisa o la Torre di Giotto, nessuno che vuol mettermi il chador, nessuno che vuol bruciarmi sul rogo di una nuova Inquisizione, la loro presenza mi allarma. Mi incute disagio. E sbaglia chi questa faccenda la prende alla leggera o con ottimismo. Sbaglia, soprattutto, chi paragona l'ondata migratoria che s'è abbattuta sull'Italia e sull'Europa con l'ondata migratoria che si rovesciò sull'America nella seconda metà dell'Ottocento anzi verso la fine dell'Ottocento e all'inizio del Novecento. Ora ti dico perché.

Non molto tempo fa mi capitò di captare una frase pronunciata da uno dei mille presidenti del Consiglio di cui l'Italia s'è onorata in pochi decenni. «Eh, anche mio zio era un emigrante! Io lo ricordo mio zio che con la valigetta di fibra partiva per l'America!». O qualcosa del genere. Eh, no, caro mio. No. Non è affatto la stessa cosa. E non lo è per due motivi abbastanza semplici.
Il primo è che nella seconda metà dell'Ottocento l'ondata migratoria in America non avvenne in maniera clandestina e per prepotenza di chi la effettuava. Furono gli americani stessi a volerla, sollecitarla. E per un preciso atto del Congresso. «Venite, venite, ché abbiamo bisogno di voi. Se venite, vi si regala un bel pezzo di terra». Ci hanno fatto anche un film, gli americani. Quello con Tom Cruise e Nicole Kidman, e del quale m'ha colpito il finale. La scena dei disgraziati che corrono per piantare la bandierina bianca sul terreno che diventerà loro, sicché solo i più giovani e i più forti ce la fanno. Gli altri restano con un palmo di naso e alcuni nella corsa muoiono. Ch’io sappia, in Italia non c'è mai stato un atto del Parlamento che invitasse anzi sollecitasse i nostri ospiti a lasciare i loro paesi. Venite-venite-ché-abbiamo-tanto-bisogno-di-voi, se-venite-vi-regaliamo-il-poderino-nel-Chianti. Da noi ci sono venuti di propria iniziativa, coi maledetti gommoni e in barba ai finanzieri che cercavano di rimandarli indietro. Più che d’una emigrazione s’è trattato dunque d’una invasione condotta all’insegna della clandestinità. Una clandestinità che disturba perché non è mite e dolorosa. È arrogante e protetta dal cinismo dei politici che chiudono un occhio e magari tutti e due. Io non dimenticherò mai i comizi con cui l’anno scorso i clandestini riempiron le piazze d’Italia per ottenere i permessi di soggiorno. Quei volti distorti, cattivi. Quei pugni alzati, minacciosi. Quelle voci irose che mi riportavano alla Teheran di Khomeini. Non li dimenticherò mai perché mi sentivo offesa dalla loro prepotenza in casa mia, e perché mi sentivo beffata dai ministri che ci dicevano: «Vorremmo rimpatriarli ma non sappiamo dove si nascondono». Stronzi! In quelle piazze ve n’erano migliaia, e non si nascondevano affatto. Per rimpatriarli sarebbe bastato metterli in fila, prego-gentile-signore-s’accomodi, e accompagnarli ad un porto od aeroporto.
Il secondo motivo, caro nipote dello zio con la valigetta di fibra, lo capirebbe anche uno scolaro delle elementari. Per esporlo bastano un paio di elementi. Uno: l’America è un continente. E nella seconda metà dell’Ottocento cioè quando il Congresso Americano dette il via all’immigrazione, questo continente era quasi spopolato. Il grosso della popolazione si condensava negli stati dell’Est ossia gli stati dalla parte dell’Atlantico, e nel Mid-West c’era ancora meno gente. La California era quasi vuota. Beh, l’Italia non è un continente. È un paese molto piccolo e tutt’altro che spopolato. Due: l’America è un paese assai giovane. Se pensi che la Guerra d’Indipendenza si svolse alla fine del 1700, ne deduci che ha appena duecento anni e capisci perché la sua identità culturale non è ancora ben definita. L’Italia, al contrario, è un paese molto vecchio. La sua storia dura da almeno tremila anni. La sua identità culturale è quindi molto precisa e bando alle chiacchiere: non prescinde da una religione che si chiama religione cristiana e da una chiesa che si chiama Chiesa Cattolica. La gente come me ha un bel dire: io-con-la-chiesa-cattolica-non-c'entro. C'entro, ahimé c'entro. Che mi piaccia o no, c'entro. E come farei a non entrarci? Sono nata in un paesaggio di chiese, conventi, Cristi, Madonne, Santi. La prima musica che ho udito venendo al mondo è stata la musica della campane. Le campane di Santa Maria del Fiore che all'Epoca della Tenda la vociaccia sguaiata del muezzin soffocava. È in quella musica, in quel paesaggio, che sono cresciuta. È attraverso quella musica e quel paesaggio che ho imparato cos'è l'architettura, cos'è la scultura, cos'è la pittura, cos'è l'arte. È attraverso quella chiesa (poi rifiutata) che ho incominciato a chiedermi cos'è il Bene, cos'è il Male, e perdio...
Ecco: vedi? Ho scritto un'altra volta «perdio». Con tutto il mio laicismo, tutto il mio ateismo, son così intrisa di cultura cattolica che essa fa addirittura parte del mio modo d'esprimermi. Oddio, mioddio, graziaddio, perdio, Gesù mio, Dio mio, Madonna mia, Cristo qui, Cristo là. Mi vengon così spontanee, queste parole, che non m'accorgo nemmeno di pronunciarle o di scriverle. E vuoi che te la dica tutta? Sebbene al cattolicesimo non abbia mai perdonato le infamie che m'ha imposto per secoli incominciando dall'Inquisizione che m'ha pure bruciato la nonna, povera nonna, sebbene coi preti io non ci vada proprio d'accordo e delle loro preghiere non sappia proprio che farne, la musica delle campane mi piace tanto. Mi accarezza il cuore. Mi piacciono pure quei Cristi e quelle Madonne e quei Santi dipinti o scolpiti. Infatti ho la mania delle icone. Mi piacciono pure i monasteri e i conventi. Mi danno un senso di pace, a volte invidio chi ci sta. E poi ammettiamolo: le nostre cattedrali son più belle delle moschee e delle sinagoghe. Si o no? Sono più belle anche delle chiese protestanti. Guarda, il cimitero della mia famiglia è un cimitero protestante. Accoglie i morti di tutte le religioni ma è protestante. E una mia bisnonna era valdese. Una mia prozia, evangelica. La bisnonna valdese non l'ho conosciuta. La prozia evangelica, invece, sì. Quand'ero bambina mi portava sempre alle funzioni della sua chiesa in via de' Benci a Firenze, e... Dio, quanto m'annoiavo! Mi sentivo talmente sola con quei fedeli che cantavano i salmi e basta, quel prete che non era un prete e leggeva la Bibbia e basta, quella chiesa che non mi sembrava una chiesa e che a parte un piccolo pulpito aveva un gran crocifisso e basta. Niente angeli, niente Madonne, niente incenso... Mi mancava perfino il puzzo dell'incenso, e avrei voluto trovarmi nella vicina basilica di Santa Croce dove queste cose c'erano. Le cose cui ero abituata. E aggiungo: nella mia casa di campagna, in Toscana, v'è una minuscola cappella. Sta sempre chiusa. Dacché la mamma è morta non ci va nessuno. Però a volte ci vado, a spolverare, a controllare che i topi non ci abbiano fatto il nido, e nonostante la mia educazione laica mi ci trovo a mio agio. Nonostante il mio mangiapretismo, mi ci muovo con disinvoltura. E credo che la stragrande maggioranza degli italiani ti confesserebbe la medesima cosa. (A me la confessò Berlinguer).
Santiddio! (Ci risiamo). Sto dicendoti che noi italiani non siamo nelle condizioni degli americani: mosaico di gruppi etnici e religiosi, guazzabuglio di mille culture, nel medesimo tempo aperti ad ogni invasione e capaci di respingerla. Sto dicendoti che, proprio perché è definita da molti secoli e molto precisa, la nostra identità culturale non può sopportare un' ondata migratoria composta da persone che in un modo o nell'altro vogliono cambiare il nostro sistema di vita. I nostri valori. Sto dicendoti che da noi non c'è posto per i muezzin, per i minareti, per i falsi astemi, per il loro fottuto Medioevo, per il loro fottuto chador. E se ci fosse, non glielo darei. Perché equivarrebbe a buttar via Dante Alighieri, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, il Rinascimento, il Risorgimento, la libertà che ci siamo bene o male conquistati, la nostra Patria. Significherebbe regalargli l'Italia. E io l'Italia non gliela regalo.

Io sono italiana. Sbagliano gli sciocchi che mi credono ormai americana. Io la cittadinanza americana non l'ho mai chiesta. Anni fa un ambasciatore americano me la offrì sul Celebrity Status, e dopo averlo ringraziato gli risposi: «Sir, io all'America sono assai legata. Ci litigo sempre, la rimprovero sempre, eppure le sono profondamente legata. L'America è per me un amante anzi un marito al quale resterò sempre fedele. Ammesso che non mi faccia le corna. Voglio bene a questo marito. E non dimentico mai che se non si fosse scomodato a fare la guerra a Hitler e Mussolini, oggi parlerei tedesco. Non dimentico mai che se non avesse tenuto testa all' Unione Sovietica, oggi parlerei russo. Gli voglio bene e m'è simpatico. Mi piace ad esempio il fatto che quando arrivo a New York e porgo il passaporto col Certificato di Residenza, il doganiere mi dica con un gran sorriso: Welcome home. Benvenuta a casa. Mi sembra un gesto così generoso, così affettuoso. Inoltre mi ricorda che l'America è sempre stata il Refugium Peccatorum della gente senza patria. Ma io la patria ce l'ho già, Sir. La mia Patria è l'Italia, e l'Italia è la mia mamma. Sir, io amo l'Italia. E mi sembrerebbe di rinnegare la mia mamma a prendere la cittadinanza americana». Gli risposi anche che la mia lingua è l'italiano, che in italiano scrivo, che in inglese mi traduco e basta. Nello stesso spirito in cui mi traduco in francese, cioè sentendolo una lingua straniera. E poi gli risposi che quando ascolto l'Inno di Mameli mi commuovo. Che a udire quel Fratelli-d'Italia, l'Italia-s'è-desta, parapà-parapà-parapà, mi viene il nodo alla gola. Non mi accorgo nemmeno che come inno è bruttino. Penso solo: è l'inno della mia Patria. Del resto il nodo alla gola mi vien pure a guardare la bandiera bianca rossa e verde che sventola. Teppisti degli stadi a parte, s'intende. Io ho una bandiera bianca rossa e verde dell'Ottocento. Tutta piena di macchie, macchie di sangue, tutta rosa dai topi. E sebbene al centro vi sia lo stemma sabaudo (ma senza Cavour e senza Vittorio Emanuele II e senza Garibaldi che a quello stemma si inchinò noi l'Unità d'Italia non l'avremmo fatta), me la tengo come l'oro. La custodisco come un gioiello. Siamo morti per quel tricolore, Cristo! Impiccati, fucilati, decapitati. Ammazzati dagli austriaci, dal Papa, dal Duca di Modena, dai Borboni. Ci abbiamo fatto il Risorgimento, col quel tricolore. E l'Unità d'Italia, e la guerra sul Carso, e la Resistenza. Per quel tricolore il mio trisnonno materno Giobatta combatté a Curtatone e Montanara, rimase orrendamente sfregiato da un razzo austriaco. Per quel tricolore i miei zii paterni sopportarono ogni pena dentro le trincee del Carso. Per quel tricolore mio padre venne arrestato e torturato a Villa Triste dai nazi-fascisti. Per quel tricolore la mia intera famiglia fece la Resistenza e l'ho fatta anch'io. Nelle file di Giustizia e Libertà, col nome di battaglia Emilia. Avevo quattordici anni. Quando l'anno dopo mi congedarono dall'Esercito Italiano-Corpo Volontari della Libertà, mi sentii così fiera. Gesummaria, ero stata un soldato italiano! E quando venni informata che col congedo mi spettavano 14.540 lire, non sapevo se accettarle o no. Mi pareva ingiusto accettarle per aver fatto il mio dovere verso la Patria. Poi le accettai. In casa eravamo tutti senza scarpe. E con quei soldi ci comprai le scarpe per me e per le mie sorelline.
Naturalmente la mia patria, la mia Italia, non è l'Italia d'oggi. L'Italia godereccia, furbetta, volgare degli italiani che pensano solo ad andare in pensione prima dei cinquant'anni e che si appassionano solo per le vacanze all'estero o le partite di calcio. L'Italia cattiva, stupida, vigliacca, delle piccole iene che pur di stringere la mano a un divo o una diva di Hollywood venderebbero la figlia a un bordello di Beirut ma se i kamikaze di Usama Bin Laden riducono migliaia di newyorchesi a una montagna di cenere che sembra caffè macinato sghignazzan contenti bene-agli-americani-gli-sta-bene. L'Italia squallida, imbelle, senz'anima, dei partiti presuntuosi e incapaci che non sanno né vincere né perdere però sanno come incollare i grassi posteriori dei loro rappresentanti alla poltroncina di deputato o di ministro o di sindaco. L'Italia ancora mussolinesca dei fascisti neri e rossi che ti inducono a ricordare la terribile battuta di Ennio Flaiano: «In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti». Non è nemmeno l'Italia dei magistrati e dei politici che ignorando la consecutio-temporum pontificano dagli schermi televisivi con mostruosi errori di sintassi. (Non si dice «Credo che è»: animali! Si dice «Credo che sia»). Non è nemmeno l'Italia dei giovani che avendo simili maestri affogano nell'ignoranza più scandalosa, nella superficialità più straziante, nel vuoto. Sicché agli errori di sintassi loro aggiungono gli errori di ortografia e se gli domandi chi erano i Carbonari, chi erano i liberali, chi era Silvio Pellico, chi era Mazzini, chi era Massimo D'Azeglio, chi era Cavour, chi era Vittorio Emanuele II, ti guardano con la pupilla spenta e la lingua pendula. Non sanno nulla al massimo sanno recitare la comoda parte degli aspiranti terroristi in tempo di pace e di democrazia, sventolare le bandiere nere, nasconder la faccia dietro i passamontagna, i piccoli sciocchi. Gli inetti. E tantomeno è l’Italia delle cicale che dopo aver letto questi appunti mi odieranno per aver scritto la verità. Tra una spaghettata e l’altra mi malediranno, mi augureranno d’essere uccisa dai loro protetti cioè da Usama Bin Laden. No, no: la mia Italia è un'Italia ideale. È l'Italia che sognavo da ragazzina, quando fui congedata dall'Esercito Italiano-Corpo Volontari della Libertà, ed ero piena di illusioni. Un'Italia seria, intelligente, dignitosa, coraggiosa, quindi meritevole di rispetto. E quest'Italia, un'Italia che c’è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca. Guai a chi me la ruba, guai a chi me la invade. Perché, che a invaderla siano i francesi di Napoleone o gli austriaci di Francesco Giuseppe o i tedeschi di Hitler o i compari di Usama Bin Laden, per me è lo stesso. Che per invaderla usino i cannoni o i gommoni, idem.
Col che ti saluto affettuosamente, caro il mio Ferruccio, e t'avverto: non chiedermi più nulla. Meno che mai, di partecipare a risse o a polemiche vane. Quello che avevo da dire l'ho detto. La rabbia e l'orgoglio me l'hanno ordinato. La coscienza pulita e l'età me l'hanno consentito. Ma ora devo rimettermi a lavorare, non voglio essere disturbata. Punto e basta.


 
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