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23 giugno 2010

La favola del complotto dei petroliferi

Mi ricordo bene che non molto tempo fa qualche noto comico italiano (che a molti piace definire diversamente da “comico”) andava in giro raccontando che le auto a idrogeno esistevano e che nessuno le voleva commercializzare perchè così ordinavano i petroliferi… Non voglio dire nulla…semplicemente vorrei consigliare a chi pende dalle labbra di quel simpatico pagliaccio una lettura dell’articolo di Paolo Attivissimo, articolo che incollo qui di seguito. Nello specifico si parla di una presentazione Power point che sta girando per la rete. Personalmente non l’ho ricevuta, ma se qualcuno ce l’avesse mi farebbe piacere leggerla.

Ecco qua l’articolo. Lungo, ma davvero MOLTO interessante soprattutto perchè, al contrario di certa gente, Paolo documenta ciò che dice o, almeno a mio modo di vedere, fa dei ragionamenti ben più chiari e semplici di chi si affida al complottismo per qualunque moscerino che vola.

Sta circolando una presentazione Powerpoint in italiano, tradotta dallo spagnolo, che sostiene che sono già state realizzate auto elettriche e a idrogeno che risolverebbero il problema dell'inquinamento ma sono state sistematicamente distrutte in massa e boicottate dalle "lobbies delle grandi compagnie petrolifere".
Ci sarebbero addirittura modelli di auto che funzionano "col vapore acqueo", e viene tirato in ballo anche Nikola Tesla, un vero e proprio jolly onnipresente nelle teorie pseudoscientifiche, dicendo che "più di 100 anni fa... trovò il modo di far muovere un motore (o una turbina ecc.) con l’ “Energia libera” che non usa né acqua né idrogeno come fonte d’impulsi ma solamente dei magneti" e che"con uno di questi motori magnetici si potrebbe muovere un’auto dalla Patagonia fino all’Alaska, senza utilizzare una goccia di combustibile!". Scusate se è poco.
Gli ingredienti per liquidare questa presentazione come l'ennesima accozzaglia di fantasie di complotto partorita dall'ignoranza dei principi basilari della fisica ci sono tutti: la cospirazione della "mafia bancaria e petroliera che controlla il pianeta", le prestazioni straordinarie promesse da tecnologie tenute segrete, e (ciliegina sulla torta) la citazione di Tesla. Ma siccome la presentazione fa leva sui pregiudizi e sui luoghi comuni e presenta alcune affermazioni che sembrano dimostrarli, continua a circolare.
Come al solito, è più facile dare la colpa al grande complotto per fregarci, contro il quale non possiamo far niente, che impegnarsi a fare qualcosa di concreto, come per esempio usare meno l'auto, condividerla o comperarne una che beve di meno. Se il mondo è controllato dalla "mafia bancaria e petroliera", diventa inutile cercare di cambiare il mondo: il cospirazionismo, insomma, è un'ottima scusa per non fare nulla e dare la colpa agli altri.
Provo a fare un po' di chiarezza sulle tante affermazioni – rigorosamente prive di alcuna fonte, come al solito – presentate nell'appello che circola, basandomi sull'ottimo lavoro di Markogts, che linka anche la presentazione su Slideshare. La versione inglese dell'appello è anch'essa su Slideshare. L'indagine è anche un'occasione per ripassare alcune nozioni sulle auto elettriche che forse una certa foga ecologista mal riposta tende a far dimenticare.
Una precisazione: so che ci sarà sicuramente qualche ottusangolo che interpreterà quest'articolo come una difesa dello status quo e delle lobby petrolifere, ma non è così: dico solo le cose come stanno, che piacciano o no, e documento quello che dico. Io ho ridotto il mio inquinamento automobilistico facendo già oltre vent'anni fa una scelta di carriera: lavorare da casa e spostarmi in auto il meno possibile. E comunque non ho bisogno dei soldi delle lobby del petrolio: sono già pagato dalla CIA, dal Nuovo Ordine Mondiale, dagli Illuminati e dai Rettiliani.

L'auto elettrica EV-1

Per il problema dell'inquinamento dell'aria, dice l'appello, "è già esistita una soluzione! Nel 1996, le prime auto elettriche prodotte in serie, le EV1 (Electric Vehicle 1), furono fabbricate negli USA dalla General Motors e circolarono per le strade della California. Erano auto veloci: passavano da 0 a 100 km/h in meno di 9 secondi! Ed erano molto silenziose!". La seminagione di punti esclamativi, come la citazione di Nikola Tesla, è un altro sintomo ricorrente di bufala, ma lasciamo stare.
L'appello presenta silenziosità e accelerazione come prove dell'efficacia di queste auto, ma dimentica tre dati molto più importanti.
  • La EV-1 era un'auto a due posti: totalmente inutile per una famiglia.
  • Aveva un prezzo altissimo: 34.000 dollari dell'epoca (1996, Los Angeles Times), pari a 47.000 dollari di oggi (38.000 euro, 52.000 franchi) per un'auto con la capienza di una Smart.
  • L'autonomia: non più di 209 chilometri per il modello migliore in condizioni ottimali (batterie NiMH e perfettamente caricate, senza usare l'aria condizionata o il riscaldamento, senza fare salite e a seconda della temperatura ambiente). Esaurita l'autonomia, l'auto ci metteva da 6 a 8 ore per "fare il pieno".

Seriamente: spendereste 38.000 euro per una due posti che dopo duecento chilometri deve stare ferma sei ore? Certo, potreste usarla per tratte relativamente brevi, per esempio per andare al lavoro: ma sarebbe inservibile per qualunque viaggio lungo. Dovreste quindi acquistarla come seconda auto, oppure noleggiarne una a benzina o diesel per i viaggi lunghi. Addio risparmi.
Sono questi i problemi pratici per i quali l'auto elettrica fatica a decollare tuttora: non per fantasiosi complotti di lobby mafiose. La EV-1 se la potevano permettere persone come l'attore Tom Hanks, per le quali usare un'auto elettrica aveva anche un ritorno d'immagine ecologista, ma restava al di fuori della portata economica e delle esigenze della famiglia media.
È per questi motivi che la EV-1 fu data in leasing e non venduta. Inoltre l'appello non dice che la EV-1 nacque come scappatoia per venire incontro alle leggi anti-inquinamento californiane, che nel 1990 prevedevano che le case automobilistiche, per poter vendere in California, fabbricassero il 2% della propria produzione in forma di auto a emissioni zero entro il 1998. L'obbligo fu poi annullato perché ritenuto tecnicamente insostenibile e la EV-1 fu tolta dal mercato. La Honda fece altrettanto con la EV Plus.
"Non producevano nessun tipo di inquinamento (e neppure avevano il tubo di scappamento)", dice la presentazione. La prima affermazione è imprecisa e ingannevole: l'energia elettrica necessaria per ricaricare un'auto elettrica deve provenire da qualche parte, e se la centrale elettrica che la produce è inquinante, caricare un'auto elettrica inquina comunque. In modo differente dall'auto a benzina o diesel, ma inquina, per cui non si può dire che le auto elettriche non producano nessun tipo di inquinamento.
La seconda affermazione è una scemenza pura e semplice: sottolineare che la EV-1 non aveva il tubo di scappamento è come sottolineare che una Volkswagen non ha l'attacco per le briglie dei cavalli.
"Erano facilmente ricaricabili con energia elettrica nel garage di casa." Vero, a patto che "facilmente" significhi"aspettare da sei a otto ore per ricaricare".
"Dieci anni dopo queste auto del futuro sparirono. Come può essere possibile? In primo luogo queste auto non potevano essere comprate, ma solo noleggiate. I contratti di noleggio non vennero semplicemente rinnovati. La General Motors recuperò tutte le EV1, nonostante l’opposizione dei suoi utenti, e dopo furono……DISTRUTTE…" Vero. Il programma EV-1 fu cancellato nel 2003 perché la General Motors lo ritenne economicamente insostenibile: per legge avrebbe dovuto gestire ricambi e riparazioni per anni, per un parco complessivo di meno di milleduecento esemplari. La GM preferì ritirare le auto e distruggerle o donarle ad alcuni musei, concentrando i propri investimenti sulle auto ibride.
A proposito: se davvero c'è un complotto contro le auto elettriche per favorire i consumi di petrolio, perché le case automobilistiche investono nelle auto ibride come la GM Volt, che consumano meno e non hanno le limitazioni di autonomia delle auto elettriche pure?

L'auto elettrica Nissan Hypermini

"Nel 1997, la Nissan presentò il modello elettrico Hypermini nel salone di Tokyo. Il Municipio della città di Pasadena (California USA) adottò quest’auto come veicolo professionale per i suoi dipendenti. Erano molto apprezzate per la loro facilità di manovra e parcheggio ed anche per la loro efficienza di movimento dentro la città. Nell’agosto del 2006, andò a termine il contratto di noleggio delle auto tra il Municipio di Pasadena e la Nissan. Il municipio tentò di comprare le auto, ma la Nissan non lo permise. La Nissan ritirò tutte le auto per... DISTRUGGERLE !"
Quello che l'appello non dice è che quest'auto, come la EV-1, era una vettura a due posti con un bagagliaio inesistente: l'equivalente di una Smart. L'autonomia era di circa 110 chilometri con una carica completa della batteria in condizioni ottimali e il prezzo era intorno ai 36.000 dollari: ancora più alto di quello della EV-1. Ne furono prodotte in tutto 219: troppo poche per mantenere assistenza e ricambi. Come per la EV-1, fu questo il motivo che spinse la Nissan a ritirarla. In Giappone, tuttavia, ne circolano ancora alcuni esemplari: quindi non è vero che la Nissan le ritirò tutte.
L'auto elettrica RAV4-EV

"Nel 2003, la Toyota decise di iniziare la produzione del RAV4-EV. (EV=Veicolo Elettrico) Questa 4x4 elettrica, un prodotto di alta raffinatezza tecnologica, era stata molto apprezzata dai suoi utenti fin dal 1997. Il costo di ricarica era di US$ 0,09 per kilowatt/ora, vale a dire, una ricarica completa del veicolo costava $ 2,70. Nel 2005 i contratti di noleggio andarono a scadenza. La Toyota inmediatamente si prodigò a recuperare tutte queste auto per... DISTRUGGERLE !"
Lo scenario che ci vuole suggerire l'anonimo estensore dell'appello, con questa ripetizione dello stesso ciclo produzione-successo-distruzione, è che ci sia un piano mondiale preciso: immettere sul mercato delle auto elettriche e poi puntualmente ritirarle e distruggerle prima che qualcuno si accorga che funzionano. Ma allora non sarebbe più semplice fare in modo che non vengano fabbricate del tutto? Per non parlare del fatto che in Svizzera, per esempio, ci sono tuttora varie auto elettriche, compresa una Smart elettrica che ho avuto il piacere di provare: bella, ma è – come le auto elettriche precedenti – una costosissima due posti con un'autonomia molto limitata.
L'appello qui fa un errore grossolano: dice che la Toyota iniziò la produzione della RAV4-EV nel 2003 ma gli utenti la apprezzavano fin dal 1997. Come facevano ad apprezzarla sei anni prima che uscisse? In realtà l'auto fu immessasperimentalmente sul mercato nel 1997 e offerta al pubblico per il leasing o l'acquisto nel 2003. Fu ritirata dal mercato lo stesso anno. Il motivo? Secondo Toyota, le vendite scarse: soltanto 300 in un anno, e il costo della sostituzione della batteria era superiore a quello dell'acquisto dell'auto. Le tecnologie della RAV4-EV furono riciclate per la Prius.
E perché non la comprava nessuno? Perché costava 42.000 dollari: ancora più della EV-1 e della Hypermini, anche se gli incentivi governativi californiani ne riducevano il prezzo a 29.000 dollari. In compenso portava cinque persone, aveva un'autonomia massima di 190 chilometri e richiedeva cinque ore per la ricarica: limitazioni analoghe alle auto precedenti, ma meno penalizzanti (soprattutto in termini di numero di passeggeri), tanto che il veicolo suscitò notevole entusiasmo fra gli appassionati, molto più di quanto previsto da Toyota, ma non abbastanza da vendere i numeri necessari per essere economicamente sostenibile per il fabbricante. E diversamente da quanto detto dall'appello, esistono ancora RAV4-EV in circolazione.
"Allora, alcuni cittadini USA decisero di organizzarsi: Venne creata l’associazione “Don’tCrush” per tentare di salvare le RAV4‑EV. Questa associazione esercitò pressioni sulla Toyota per 3 mesi. Finalmente VITTORIA! La Toyota autorizzò le persone, che avevano noleggiato queste auto, a comprarle. Tuttavia, la linea fu tolta dalla produzione e la batteria NiMH EV-95 non venne mai più prodotta. Perché? Nel 2005 la fusione commerciale Chevron - Texaco compró il brevetto della batteria per US$ 30 milioni e smantellò la fabbrica."
Notate la contraddizione: prima l'appello dice che tutte le RAV4-EV furono ritirare e distrutte, poi dice che chi le aveva noleggiate poté comprarle. La Toyota non poteva certo ritirare e distruggere le auto che non erano di sua proprietà.
Ci sono comunque davvero delle complicazioni legali per via delle quali la Chevron esercita un notevole (e sospetto) controllo sulla produzione di grandi batterie per autotrazione. Per esempio, la Mercedes nel 2008 fece causa alla Cobasys, che è la divisione batterie della Chevron, perché non le aveva consegnato le batterie necessarie per il proprio SUV ibrido ML450. E nel 2005 effettivamente ci fu una multa da 30 milioni di dollari contro Panasonic e Toyota per violazione dei brevetti della Cobasys sulle batterie NiMH. Sottolineo multa, non acquisto del brevetto: ma se volete un complotto, è qui che lo trovate.
La condanna dell'incendiario di Hummer

"Curiosamente, mentre i veicoli elettrici venivano distrutti in massa, quelli a combustione erano ben protetti. Nel giugno del 2001, Jeffrey Luers di 23 anni, attivista USA per la difesa delle foreste, ebbe una triste esperienza. Egli fu condannato a 22 anni e 8 mesi di prigione per aver bruciato 3 Hummer’s (auto americane, uguali a quelle dell’esercito che consumano molto combustibile). Lui volle esprimere con questo gesto la minaccia rappresentata per il nostro pianeta da questi mostri ultra inquinanti e consumatori."
Un piccolo particolare che l'appello ha curiosamente scelto di sorvolare: i "tre Hummer" incendiati non erano suoi. Luersdiede fuoco a tre SUV di un concessionario a Eugene, nell'Oregon. Lo fece per protesta ecologica, certo, ma sta di fatto che decise di farlo distruggendo la proprietà altrui e causando danni per 28.000 dollari. La pena inflitta fu effettivamente di 22 anni e 8 mesi, ma fu in seguito ridotta a dieci nel 2008. Condanna dura, indubbiamente, ma all'estensore dell'appello sfugge forse la differenza fra una General Motors o una Toyota che decidono di distruggere i propri veicoli e un Luers che decide di distruggere le auto altrui.
L'auto a idrogeno

"Le “lobbies” delle grandi compagnie petrolifere non vogliono che i veicoli elettrici sopravvivano ...e così stanno facendo guerre nel Medio Oriente a causa del petrolio e ammazzano persone in tutto il mondo... Con l’inquinamento dei combustibili! Ma non esiste solamente la tecnologia dell’auto elettrica… La BMW ha un’automobile commerciale a base di idrogeno. Da circa 10 anni! Il Governatore della California, il famoso attore Arnold Schwarzenegger, guida una Hummer. Ad idrogeno!"
L'auto alla quale si riferisce l'appello è presumibilmente la BMW Hydrogen 7. Il problema di fondo, però, è che l'idrogeno non è una fonte di energia; è un vettore di energia, e per di più inefficiente.
L'energia che si consuma per produrre e distribuire idrogeno è infatti molto superiore a quella che si estrae dall'idrogeno prodotto: tanto vale usare quest'energia per caricare delle batterie. La distribuzione dell'idrogeno è un incubo, a causa della sua bassissima densità (che ne esige la pressurizzazione o la liquefazione a temperature bassissime, con tutto quello che ne deriva) e della sua estrema infiammabilità. Le opinioni e gli esperimenti sull'effettiva pericolosità dell'idrogeno per auto rispetto alla benzina sembrano indicare una maggiore sicurezza dell'idrogeno, ma voi ve la sentireste di andare in giro con una bombola di idrogeno liquido e/o pressurizzato nella vostra auto e rischiare un tamponamento esplosivo? Appunto.
Inoltre attualmente l'idrogeno viene prodotto principalmente estraendolo dagli idrocarburi, per cui l'auto a idrogeno dipende dal petrolio esattamente come quelle a benzina o diesel (Washington Post). Dire, come fa l'appello più avanti, che"L’auto a idrogeno... utilizza l’aria come materia prima per il combustibile" è una fesseria colossale.
Certo l'idrogeno riduce o elimina l'inquinamento da gas di scarico, ma non fa nulla per la dipendenza dalle "lobbies delle grandi compagnie petrolifere". Proporre l'idrogeno come soluzione ecologica che ci libera dalla schiavitù del petrolio è quindi un miope controsenso.
Genepax, l'auto ad acqua

"L’anno prima fu presentata al pubblico la Genepax, la prima e unica auto che funziona col vapore acqueo. Sì, hai letto bene, questa auto funziona unicamente con l’acqua! E non è tutto, l’acqua che utilizza non deve neppure essere filtrata in alcuna misura, ed è capace di fare 80km/h con un litro d’acqua."
La Genepax è una società giapponese che dice di avere un'auto il cui propulsore estrae l'idrogeno dall'acqua ("persino dal tè", secondo quanto riferisce Reuters). Ma il suo sito è fermo da febbraio del 2009 perché "i costi di sviluppo sono diventati molto alti... e quindi stiamo chiudendo il nostro sito".
Prima che sospettiate l'intervento dei Men in Black o delle solite lobby petrolifere per zittire il successo della Genepax, segnalo che la società giapponese non ha rivelato i dettagli della scatola misteriosa che usa come fonte di energia, se non per dire che "estrae idrogeno dall'acqua versata nel serbatoio dell'auto". Nessuno ha mai visto l'auto funzionare per più di brevi periodi. Inoltre, se la Genepax ha trovato un metodo efficiente per estrarre l'idrogeno dall'acqua ma è a corto di soldi, non si capisce perché parta subito con il progetto dell'auto ad acqua, invece di fare una cosa più semplice: costruire un generatore fisso accanto a un corso d'acqua, senza le limitazioni di peso e di dimensioni che ha un'auto. La puzza di truffa è molto forte.
Gli esperti hanno liquidato la Genepax come delirio contrario alle leggi della termodinamica (Popular Mechanics;Cleantech). Ma naturalmente basterebbe che i signori della Genepax dessero una dimostrazione del loro apparecchio miracoloso in condizioni controllate (niente idruri metallici usa e getta, per esempio) e gli esperti verrebbero sbugiardati. Questo non avviene, né per la Genepax né per tutte le altre miracolose "auto ad acqua" che ogni tanto gli inventori da sottoscala sbandierano per poi scomparire nel nulla (quando va bene) o nel ridicolo (quando va male). Chiedetevi perché.
Tesla e l'"energia libera"

"Altro ancora: sai che più di 100 anni fa un geniale scienziato Nikola Tesla trovò il modo di far muovere un motore (o una turbina ecc.) con l’ “Energia libera” che non usa né acqua né idrogeno come fonte d’impulsi ma solamente dei magneti? Oggi la tecnologia dell’ “Energia Libera” si trova sufficientemente sviluppata dagli scienziati indipendenti, al punto che con uno di questi motori magnetici si potrebbe muovere un’auto dalla Patagonia fino all’Alaska, senza utilizzare una goccia di combustibile! Nella rete web si trovano disponibili i piani necessari per sviluppare questa prodigiosa tecnologia che, se fosse applicata, abbasserebbe il costo della vita di un 80%! … L’abbondanza per tutti!...E perché non si applica? Per colpa della medesima mafia bancaria e petroliera che controlla il pianeta!"
Questo è il delirio finale dell'appello: le parti successive parlano semplicemente di biocarburanti e invitano a diffondere l'appello perché tutti insieme sconfiggeremo le lobby potentissime, eccetera, eccetera. Come già detto, citare le misteriose scoperte segrete di Tesla è una garanzia di scemenza di chi le cita, ma in questo caso l'appello arriva addirittura al corto circuito logico. Dice che "la tecnologia dell’ “Energia Libera” si trova sufficientemente sviluppata dagli scienziati indipendenti". Bene, allora cosa aspettano a farcela vedere in azione? Che ci mostrino "uno di questi motori magnetici" che permetterebbero di "muovere un’auto dalla Patagonia fino all’Alaska, senza utilizzare una goccia di combustibile!". Ce lo facciano vedere, s'intende, in condizioni controllate. Mica vogliamo farci fregare.
Suvvia, non dovrebbe essere difficile realizzarlo. I piani non sono mica segreti: "Nella rete web si trovano disponibili i piani necessari per sviluppare questa prodigiosa tecnologia". Dove, di preciso, non si sa. Ma ci sono. Chissà perché, tutta questa brava gente pronta a indicare le soluzioni ai mali del mondo se la svigna come un maiale in una sinagoga non appena le si chiede di passare dalle parole ai fatti.
In conclusione, l'appello è un ottimo esempio di come Internet diffonda la saggezza del cretino: una costellazione di luoghi comuni, dal complotto che impedisce al mondo di essere un paradiso, alla visione magica della scienza "alternativa" come negletta fonte di salvezza contro la scienza "cattiva" e oscurantista, alla convinzione che per i grandi problemi ci siano soluzioni semplici. Luoghi comuni tenuti insieme dal collante vischioso dell'ignoranza e dell'ingenuità boriosa di chi crede di saperne di più della gente che invece ha speso anni di studio per capire come funzionano realmente la chimica, la fisica e le altre scienze.
Non diffondere quest'appello, insomma, sarebbe un bel gesto ecologico. Eviterebbe di inquinare la mente della gente.

07 settembre 2009

Basta con la SCEMENZA del 2012

La fine del mondo fissata per il 2012… una SCEMENZA che sta prendendo troppo troppo piede. Ne parla la TV, ne parla internet, addirittura ci sono libri a riguardo… cerchiamo di intenderci: FINITELA di giocare sulla paura della gente. O forse vogliamo aspettare che ci scappi il morto?

Riporto qui di seguito l’articolo pubblicato da Paolo Attivissimo a riguardo…lo so… ormai sto prendendo sempre più a piene mani dal suo blog…ma che ci posso fare se i suoi post sono così illuminanti? Leggetelo con attenzione… e DIFFONDETE la VERA notizia: chi dice che nel 2012 ci sarà la fine del mondo è un IDIOTA e un IRRESPONSABILE.

Forse i vari Giacobbo, Ruggeri e propinatori assortiti di catastrofi non si rendono conto di quello stanno facendo. Là fuori, a giudicare dalla posta che mi arriva, c'è gente che ha preso sul serio le loro profezie di catastrofi per il 2012 e non vuole più vivere perché l'hanno convinta che tanto finirà tutto fra tre anni. E anche altri debunker, come Phil Plait, stanno ricevendo lo stesso tipo di posta.
Per questo torno sull'argomento. Mi scrivono madri angosciate che non vogliono più mandare a scuola i figli, che tanto è tutto inutile. Mi scrivono ragazzi e ragazze, terrorizzati all'idea che la loro vita finirà nel 2012, perché l'hanno letto non solo su Internet, ma su tutti i giornali, e l'hanno sentito in TV.
Allora, lo dico chiaro e tondo: è ora di piantarla di pubblicare scemenze che annunciano catastrofi che esistono solo nella fantasia malata degli imbecilli, e chi le pubblica è un irresponsabile. Siete contenti di rovinare la vita e di far paura alle persone sensibili che non hanno i mezzi per capire che scrivete idiozie senza capo né coda? Se non lo capite da soli, volete proprio aspettare che ci scappi il morto?
E' semplicemente vergognoso che una casa editrice come la ERI, che gode dell'immagine di autorevolezza di mamma Rai, pubblichi una collezione di castronerie catastrofiste come il libro 2012: Fine del mondo? di Roberto Giacobbo. L'ho sfogliato in un autogrill per verificare le segnalazioni dei lettori del Disinformatico (mi ha immortalato in flagrante delicto mia figlia Lisa). Ebbene sì, non ci volevo credere, ma è proprio vero che contiene perle come questa:

Di fatto, tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio degli anni Settanta del XX secolo, nell'atmosfera terrestre ha improvvisamente fatto la sua comparsa un numero sempre crescente di particelle di luce dette "fotoni".


Giuro. Dice proprio così. Pagina 127. Per chi si fosse dimenticata la fisica elementare studiata a scuola, i fotoni sono quelli che permettono ai nostri occhi di vedere. Sono, per semplificare, luce. Quindi i fotoni ci sono da sempre, mica sono arrivati improvvisamente in massa negli anni Sessanta. Non è che prima degli anni Sessanta andassimo tutti in giro a tentoni, giusto? Né siamo diventati improvvisamente tutti ciechi perché adesso c'è più luce di prima, giusto?
Ecco, questo è il livello di scempiaggini che scrive Giacobbo. E ha pure il pelo sullo stomaco di intitolare la sezione del suo libro "La Cintura Fotonica". Che sembra un'arma che Goldrake si rifiutava d'indossare perché si vergognava. No, mamma, tutto ma non la cintura fotonica. Le bretelle spaziali sì, vanno di moda, ma la cintura fotonica non si usa più.
C'è di più. Nella stessa pagina, Giacobbo scrive che

"Alexei Dmitriev... sostiene che questa densa luce che la caratterizza [sta parlando della Cintura Fotonica, che va scritto con le Maiuscole per darsi più Importanza] provenga dal buco nero al centro della galassia."


Se è un buco nero, che per definizione è un corpo celeste che assorbe la luce, Giacobbo sarebbe così gentile da spiegarci perché dovrebbe emetterla?
E il libro sciorina sintomi di catastrofi imminenti come se fossero fatti assodati:

"... il moto di rotazione della Terra sta rallentando, il suo campo magnetico si sta indebolendo, lo strato di ozono si sta assottigliando, i fenomeni sismici si stanno incrementando, moltissimi sono gli squilibri climatici, le tempeste solari potrebbero raggiungere un picco massimo nel 2012, tutto il sistema solare si sta surriscaldando."


Giacobbo indica forse qualche articolo di astrofisica, qualche statistica sismica, qualche dato meteorologico come fonte per tutte queste cose? Noooo. A cosa servono gli scienziati, inutili perditempo e guastafeste? E' così bello mettere paura alla gente con i paroloni del signor Dmitriev (che pare sia un geofisico, che con l'astrofisica c'entra come Woody Allen con il culturismo). E vendere centomila copie speculando su queste paure. A cosa gli serviranno, tutti quei soldi delle vendite, se il mondo finirà fra tre anni, è meglio non chiederglielo.
Sì, centomila copie. Così perlomeno dichiara l'altra fonte di perle catastrofiste che vorrei segnalarvi, ed è una vicina anche geograficamente al Maniero Digitale: il Corriere del Ticino. Giornale molto seguito nel Canton Ticino, che ieri ha pubblicato un articolo sul 2012 che parla seriamente della catastrofe in arrivo:

"Uno scherzo? Beh, da prendere con le pinze visto che con grande anticipo i Maya avevano previsto molti eventi che poi in si [sic] sono incredibilmente avverati, come l'eclissi solare del 1969, con un errore di soli trenta secondi! Essi avevano grandi conoscenze astronomiche e il 21 12 2012 ci sarà un allineamento del Sole al centro della Via Lattea..."


Gli astronomi mi perdonino se a tradimento ho scatenato in loro risate incontrollabili con questa scemenza di dimensioni (è il caso di dirlo) galattiche. Se i Maya avevano grandi conoscenze astronomiche, di certo l'articolista del Corriere del Ticino, Davide Rota, non le ha avute in eredità. Perché parlare di "allineamento del Sole al centro della Via Lattea" è come dire "allineamento dei capezzoli di Cristina Del Basso con la nebbia in Val Padana": si rimane impressionati all'idea, ma quando si va a toccare con mano si scopre che è tutto finto.
Prosegue poi il CdT: "La NASA ha dichiarato che a partire dal 2012 inizieranno tempeste solari magnetiche che potrebbero provocare incontrollabili black-out sulla Terra". Adorabili, questi catastrofisti: citano la NASA come autorità, ma quando la NASA li avvisa che stanno dicendo stupidaggini (infatti l'ente prevede che il picco di attività solare sarà a maggio 2013, non nel 2012), allora non è più autorevole ed è meglio fidarsi dei Maya.
A proposito di Maya: è qui che il giornale infila una delle perle più belle. D'accordo, sta citando una leggenda, secondo la quale i Maya erano "un popolo 'stellare' trasferitosi sulla Terra per diffondere le proprie conoscenze superiori". Ma dice che "Secondo tale teoria essi avevano già deciso di lasciare il nostro pianeta poco prima della dominazione spagnola, in quanto ormai consci del proprio imminente declino sulla Terra. Ma i Maya purtroppo non previdero che gli 'dei bianchi' li avrebbero sterminati".
Soltanto che basta un giretto su Wikipedia, o su un qualunque testo di storia, per sapere che la civiltà Maya andò in pezzi intorno al 900 dopo Cristo. Seicento anni prima dell'arrivo degli spagnoli. Altro che "conoscenze superiori" e partenze spaziali: poco prima della dominazione spagnola, i Maya andavano in giro con le pezze al perizoma.
Potrei andare avanti, con la storiella della rotazione terrestre che dovrebbe arrivare "allo stop totale previsto per il 21 12 2012" e poi "dopo una sosta di 72 ore" ricominciare "in senso inverso, con la conseguente inversione dei poli magnetici". Ma mi fermo qui. Lo so, il giornale e Giacobbo stanno bene attenti a pararsi le spalle dicendo che si tratta di teorie, di leggende, di miti; ma allora, se sono tutte fantasie, che senso ha pubblicarle, propagandarle e riempirvi pagine su pagine? E soprattutto farlo senza contrapporvi i fatti scientifici assodati e indiscussi che spiegano come stanno realmente le cose?
Questo è il livello di superficialità e di incompetenza dei profeti di sventura del 2012. Per tutti quelli che mi hanno scritto angosciati perché convinti che il mondo finirà presto da questi maestri del menar gramo (e dai loro editori che non li fermano), dico solo questo: nessuna, ma proprio nessuna delle teorie di catastrofe intorno al 2012 ha il minimo fondamento non solo nella scienza, ma nella realtà, e i brani che ho citato dimostrano che chi va annunciando disastri non sa quello che dice. Ma sa benissimo come si incassa sulle paure altrui.

16 luglio 2009

Gli idioti del falso sbarco sulla Luna

luna Tra pochi giorni verranno festeggiati i 40 anni dal mitico giorno in cui l’uomo poggiò per la prima volta piede sulla Luna e, ovviamente, ecco rispuntare i soliti idioti che ipotizzano che era tutto finto e altre amenità del genere.

A loro beneficio, ma anche a beneficio di chi vuole esser pronto a rispondere a questi fenomeni, incollo l’articolo del grande Paolo Attivissimo che commenta un articolo pubblicato oggi sul Giornale:

Segnalo brevemente un articolo del Giornale di Luigi Mascheroni che spalma nuovo letame sulle missioni lunari sparando le solite scemenze senza dare spazio alle smentite.

"Prove? Più che altro dubbi, a partire dal fatto che risulta davvero difficile credere che la tecnologia dell’epoca - senza computer o quasi, e con tute da astronauti che sembrano uscite da un B-movie degli anni ’50 - potesse depositarci delicatamente sulla superficie lunare (e riportarci a casa indenni, soprattutto)" scrive il buon Mascheroni. Che forse non si rende conto che la tecnologia dell'epoca ci diede il Concorde, un aereo di linea supersonico. Sarà stato fatto in studio anche quello?

"Domande di rito: perché nelle foto e nei filmati della missione Apollo 11 non si vedono le stelle che, in mancanza di atmosfera, dovrebbero essere luminosissime?"

Perché è così che dev'essere. La Luna è illuminata a giorno dal Sole. Se regolo la fotocamera per esporre correttamente la superficie della Luna, le stelle sono troppo fioche. Tant'è vero che le stelle mancano anche nello foto fatte nello spazio dal nostro Umberto Guidoni. False anche quelle, oppure sarebbe il caso di studiare le basi della fotografia prima di ripetere a pappagallo certe fregnacce?

"Perché non ci sono crateri sotto il Lem nonostante il getto del motore a propulsione?"

Perché il LM si è posato su una distesa di roccia. Dura quasi quanto la zucca dei lunacomplottisti.

"Perché in molte immagini gli astronauti proiettano ombre e sono illuminati in un modo inspiegabile rispetto alla sola fonte di luce possibile sulla luna, cioè il sole?"

Perché sulla Luna c'è un'altra fonte di luce: la Luna stessa, che riflette la luce del Sole, illumina gli astronauti e schiarisce le ombre. C'è un corso CEPU di fotografia da regalare a chi scrive certe idiozie?

"Perché Armstrong è fotografato da Aldrin che si vede riflesso nel suo casco senza però avere in mano la macchina fotografica?"

Non diciamo scemenze, per favore. Innanzi tutto, la foto non ritrae Armstrong, ma Aldrin. C'è pure scritto il nome sulla tuta, caro Mascheroni. E il suo compagno ha eccome in mano la macchina fotografica. Basta guardare gli originali ad alta risoluzione invece delle cacchine sbiadite pubblicate dai lunacomplottisti.

"A conferma dei dubbi dei cospiratori, la Nasa due anni fa ha dichiarato di aver perso i filmati originali dello sbarco. Che forse però salteranno fuori per questo anniversario."

Per l'ennesima volta, no. La NASA non ha perso i "filmati originali". Ha perso una copia di alta qualità della diretta TV, ma ha quella in qualità normale. E le riprese filmate su pellicola 16mm a colori dello sbarco sono pubblicamente disponibili. Ne ho una copia persino io, grazie anche alla colletta dei lettori, e l'ho mostrata qui.

"Alla fine, tanti dubbi e una sola certezza. Che la celebre frase «un piccolo passo per me, un grande balzo per l’umanità» - al netto di qualsiasi prova scientifica così come di qualsiasi teoria complottista - non può che essere uscita dalla penna di un mediocre sceneggiatore. Hollywoodiano."

Alla fine, pochi dubbi e una sola certezza. Che un articolo del genere non può che essere uscito dalla penna di un... va be', la frase la lascio completare a voi.

05 marzo 2009

La bufala dei falsi allunaggi a Voyager

Ieri sera Voyager, trasmissione televisiva “di informazione” della TV di stato (pagata quindi con i NOSTRI soldi) ha mandato in onda un lungo servizio riguardo gli allunaggi tra il 1969 e il 1972…tutti falsi secondo loro.

Riporto qui di seguito l’articolo pubblicato oggi da Paolo Attivissimo, un vero e proprio mito per chi, come me, ODIA le bufale e chi le continua a portare avanti prendendo in giro tutti… ne riporto un estratto, da leggere assolutamente:

Stasera Voyager si è occupato delle teorie di complotto secondo le quali gli sbarchi umani sulla Luna avvenuti tra il 1969 e il 1972 sarebbero stati falsificati. E' stata la solita accozzaglia di scemenze partorite da incompetenti e ripetute a pappagallo da irresponsabili nonostante siano state sbufalate da anni.
Roberto Giacobbo fa una ricostruzione degli eventi storici che non esito a definire falsa e menzognera. Non uso queste parole con leggerezza; l'elenco delle castronerie e dei veri e propri trucchetti di montaggio nel servizio di Voyager di stasera è troppo lungo e squallidamente abbondante. Persino l'audio dell'allunaggio dell'Apollo 11 è stato manipolato intenzionalmente.
Come se questo non fosse già un disservizio sufficiente ai contribuenti che lo sostentano con il canone, Giacobbo rincara la dose: si ripara dietro la solito patetica foglia di fico dei "pare che...", "alcuni dicono che...", "gli esperti (rigorosamente senza nome) dicono che forse..." per rigurgitare domande che non esito a definire idiote: una per tutte, quella delle ombre che non sono parallele nelle foto lunari.
In questo modo si acquatta dietro i lunacomplottisti e tira letame addosso a chi ha dedicato la propria carriera, rischiato la vita, e spesso l'ha persa, per l'esplorazione dello spazio e per il progresso della conoscenza in un'avventura storica. Un gesto particolarmente ingrato, visto che proprio dalle missioni spaziali sono arrivate anche quelle tecnologie di telecomunicazione che adesso Voyager sfrutta per disseminare idiozie con i soldi dei contribuenti. Che tristezza.
Per chi volesse conoscere i dettagli, il blog
Complotti lunari contiene le risposte alle domande più frequenti e molti rimandi ai siti tecnici, in inglese e in italiano, che spiegano come sono andate realmente le cose.

Non credo ci sia altro da aggiungere a quanto scritto da Paolo. ODIO che prende in giro la gente con queste bufale, ma la cosa SCANDALOSA è che lo faccia la TV di stato che dovrebbe essere un organo di INFORMAZIONE.

13 gennaio 2009

Google non inquina: PECORONI!

Ieri era venuta fuori la notizia che Google inquina come un Suv. Un ricercatore di Harvard, si diceva, aveva fatto uno studio dal quale si evinceva proprio questo.

E via di articoli sul giornale, alla radio, alla TV, gruppi su Facebook e altre baggianate simili… subito tutti pronti a salire sul carro di chi da contro al “grande fratello” Google…PECORONI e CREDULONI!

Approfondire un attimo le ricerche no?

Fortuna che Google non sta a sedere a leggere queste fandonie, ma risponde punto per punto.

Cito qui di seguito l’articolo di VnuNet, che mi sembra il più chiaro:

Google demolisce le accuse di inquinare come un Suv. Sull'eco-sostenibilità, Google ha costruito la propria immagine. E ora contrattaca: smontate le accuse del professore di Harvard

Google, che ha sempre sostenuto il Green It fin dagli esordi, che ha l'eco-sostenibilità nel suo Dna imprenditoriale, non ci sta a finire sul banco degli imputati per inquinamento. Poi, ad essere paragonato a un Suv, proprio no: Google, che ha scelto i pannelli solari per il proprio GooglePlex, demolisce le accuse di inquinare.

Ieri un ricercatore di Harward era salito alla ribalta dei media, per aver puntato il dito contro le Tv al plasma e le ricerche online, effettuate su Google. Le Tv al plasma inquinano quanto i vituperati Suv. E Google sembrava non essere tanto innocuo: una ricerca su Google produce 7g di Co2 equivalente (metà circa di una tazza di tè), ma moltiplicata per il numero di ricerche sul search engine, dimostra quanto poco verde sia Google, nonostante la sua immagine Green (con l'uso di pannelli solari eccetera).

Ma Google smonta le accuse: lo stesso Wisnner-Gross, autore della ricerca sull'impatto ambientale delle ricerche in Internet, sostiene di non aver mai menzionato direttamente Google, ma di aver parlato di Web in generale; insomma, il Times avrebbe tirato in ballo Google per fare più cassa di risonanza alla news; infine  una ricerca tipica impiega meno di 0,2 secondi, consumando appena 1 kJ, pari "alla stessa quantità di energia che il corpo umano brucia in dieci secondi".

Per Google l'ambiente e il Green It sono cose serie, e su questi temi non vuole rimetterci l'immagine, ma soprattutto la sua storia.

Ricordiamo che Google, dopo aver collaborato con la popolazione del Darfur  ed il WWF,  dal 2007 ha stretto un'alleanza digitale con la Tribù dei Surui in Amazzonia: l'impeto ecologista di Google è confermato anche dalle stretegie di Google in materia ambientalista.

Infatti nel 2007 Intel, Google, Microsoft, Dell, Hp, Lenovo e Ibm hanno lanciato  Climate Savers Computing Initiative a favore del risparmio energetico. Il programma punta a introdurre un numero maggiore di computer e server capaci di risparmiare energia, di elaborare nuovi standard in termini di efficienza energetica e di ridurre le emissioni di gas serra. Progetto ambizioso: uniti nel programma contro i cambiamenti climatici, sono anche l'Agenzia americana per la protezione dell'ambiente e oltre 25 gruppi ambientalisti, Wwf compreso
L'Hi-Tech si scopre verde e cerca di adattarsi alle direttive Energy Star e alle future che verranno sviluppate contro il global warming legato all'elettronica. L'obiettivo fissato è di rendere Pc e server efficienti al 90 percento entro il 2010.

 
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